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Jimmy Stewart: l’angoscia segreta dell’attore di “La vita è meravigliosa”

ROMA – Jimmy Stewart, l’indimenticato attore protagonista del film “La vita è meravigliosa”, il capolavoro di Frank Capra, durante le riprese era fortemente angosciato, a causa del disturbo post traumatico da stress. L’attore, pilota di caccia durante la Seconda Guerra Mondiale, tornò sul set e durante le scene in cui s’infuria con la famiglia, esprimeva reale rabbia e senso di colpa per quanto accaduto nel corso del conflitto bellico.

Stewart era perseguitato da “mille ricordi neri” di quando era ufficiale in comando nell’Air Force. I piloti che avevano volato con lui, affermavano che era diventato “Flak Happy”, un termine per descrivere quello che oggi è conosciuto come disturbo post traumatico tra stress.

L’attore lottò con i sensi di colpa che lo devastavano: dopo due raid aerei, sulla Francia e la Germani, si riteneva responsabile della morte di civili e in un altro, per errore distrussero la città sbagliata. Stewart, inoltre, si sentiva responsabile per la morte dei suoi uomini, in particolare del bagno di sangue in cui furono abbattuti 13 aerei e a bordo c’erano 130 militari che conosceva bene. L’angoscia di Stewart, per la prima volta, è messa a nel libro di Robert Matz:”Mission: Jimmy Stewart and the fight for the Europe” – Jimmy Stewart e la lotta per l’Europa – pubblicato da Paladin Communication.

L’attore, a questo proposito, non mai parlato con nessuno, nemmeno con altri veterani: ha imbottigliato le sue emozioni che, tuttavia, sono tornate a galla una volta tornato sul set. Ad esempio, ne “La vita è meravigliosa”, in cui recita il ruolo di George Bailey, deciso a suicidarsi ma viene salvato dall’angelo Clarence che gli mostra come sarebbe stato il mondo se lui non fosse nato: il fratello Harry, eroe di guerra e salvatore di molte vite umane, sarebbe morto da bambino.

Un tasto, evidentemente doloroso per Stewart. Anche i film Shenandoah (La valle dell’onore) e Winchester 73 hanno permesso a Stewart di esplorare il suo lato oscuro, che prima di andare in guerra non era presente. Matzen scrive che la decisione di Stewart di seguire la vita militare era meno sorprendente della decisione di diventare un attore; il nonno aveva combattuto nella Guerra Civile e altri parenti, nella Guerra d’Indipendenza. Nel tempo libero, tuttavia, Stewart volava continuamente sull’areo e ottenne la licenza di pilota commerciale, così da poter entrare nell’Air Force. I primi tentativi fallirono a causa dell’eccessiva magrezza, nonostante per ingrassare mangiasse gelato e cioccolato.

Stewart, finalmente fu chiamato nel 1941 poco prima dell’assalto di Pearl Harbour. Inizialmente fu assegnato alla Divisione Air Force Motion Picture: i comandanti volevano che la sua immagine convincesse altri piloti a firmare. Fu anche utilizzato per delle acrobazie fino a quando non gli fu chiesto di combattere come gli altri piloti. Fu nominato comandante della squadriglia 703i di bombardieri. Matzen scrive che “era arrivato il momento chiave nella vita di Jim. Non ce n’era uno uguale prima, non ci sarebbe stato dopo”. Parlando con il DailyMail.com, Matzen afferma che Stewart ha firmato perché “sentiva di dover dimostrare il suo valore, soprattutto alle donne, per dimostrare che era abbastanza interessante, abbastanza affascinante”.

“Voleva dimostrare che era responsabile, che poteva essere un ufficiale, gestire la situazione, voleva che il padre fosse orgoglioso di lui”. Secondo il libro, Stewart e la 445i, dispiegati a Tibenham in Anglia orientale in Inghilterra: avrebbero dovuto bombardare gli obbiettivi tedeschi. Stewart non rimase a terra e volò insieme ai suoi uomini. L’attore, che era capitano, a differenza di altri ufficiali comandanti, prese il tempo necessario per conoscere i suoi uomini: voleva creare la giusta atmosfera di squadra. La tattica funzionò ma presentò un enorme conto a livello personale, quando gli uomini iniziarono a morire. La loro prima missione fu quella di bombardare un impianto sottomarino nazista a Kiel e andò meglio di quanto Stewart si aspettasse.

Non fu abbattuto nessuno aereo. Durante un raid a Brema, il secondo porto della Germania, dei caccia nemici colpirono un bombardiere chiamato ‘Good Nuff’. Dell’equipaggio di dieci uomini, solo tre riuscirono a paracadutarsi fuori dal velivolo. Un’altra missione a Mannheim fu una catastrofe: due aerei abbattuti e il decesso di 20 militari. Queste esperienze, segnarono pesantemente Stewart che, dice Matzen, “era un perfezionista, molto duro con se stesso. Aveva non solo la responsabilità del suo aereo ma se in gruppo di 15, 20, a volte anche di 75, 100 aerei”. In totale Stewart volò in 20 missioni e lo stress psicofisico lo aggredì. Sopravvisse alla guerra grazie al burro di arachidi e gelato: una dieta che consistevano solo in zuccheri e proteine.

L’episodio peggiore fu quello a cui non partecipò: il raid su Gotha, in Germania in cui vennero abbattuti 13 aerei e morirono 130 soldati. Quello che lo segnò di più, fu il raid sul villaggio francese Siracourt : gli strumenti della cabina di pilotaggio non funzionavano bene e per sbaglio furono lanciate bombe a Tonnerre: persero la vita un numero imprecisato di civili. Stewart si addossò l’intera responsabilità dell’errore, il che gli valse il rispetto dei suoi piloti. L’attore, in tutto, aveva servito l’esercito per 4 anni e mezzo nel corso della guerra, venne insignito con due importanti onorificenze.

Soffriva comunque del disturbo post traumatico da stress, poco conosciuto all’epoca, e fu mandato in un centro di cura per militari. Non si rassegnava alla morte dei suoi ragazzi e quando i genitori lo incontrarono rimasero scioccati, il figlio aveva 37 anni ma ne dimostrava 50. Matzen scrive che Stewart, eroe di guerra decorato era molto dimagrito, aveva i capelli grigi e un atteggiamento autoritario che mise il padre a disagio. “Tornò a Hollywood e girò “La vita è meravigliosa”, il film più amato della cinematografia americana, e fu lo sbocco improbabile per le sue emozioni, gli ha permesso di essere feroce”. Stewart continuò a servire l’esercito fino al maggio 1968, momento in cui dopo 27 anni di servizio durante i quali fu anche pilota di bombardiere nella guerra in Vietnam, andò in pensione. Ma i ricordi della Seconda Guerra Mondiale non lo abbandonarono mai, vedeva in strada persone che ricordavano gli aviatori morti. Ogni notte aveva degli incubi in cui ripercorreva gli orribili episodi in cui era abbattuti aerei, i corpi venivano sbalzati fuori dal parabrezza”. “Il sogno più frequente, un’esplosione sotto di lui e la sensazione che fosse la fine”.