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Lo davano per morto in mare ma è risorto con falso nome a Panama

LONDRA  –  E’ tornata in questi giorni d’attualità nel Regno Unito una storia che risale al 2002, quando John Darwin, un commerciante di Seaton Carew, nel nordest dell’Inghilterra, scomparve misteriosamente nel Mar del Nord a bordo della sua canoa che pochi giorni dopo fu ritrovata, distrutta, su una spiaggia vicina a quella da cui era partito.

L’uomo, successivamente, fu dichiarato ufficialmente morto e la moglie Anne incassò una sostanziosa assicurazione sulla vita. La morte, in realtà, era una finzione, Darwin dopo essere scappato a Panama con una nuova identità, finse un ritorno da smemorato, affermò che non ricordava nulla, ma fu arrestato con l’accusa di truffa e ora la moglie rivela i particolari in un libro, tra cui il ruolo complice che ebbe nella vicenda, che John aveva parecchi debiti e di come piangendo abbia mentito ai figli, dicendo che il loro padre era morto. La donna ammette di aver aiutato il marito a fingere il decesso per incassare l’assicurazione e vivere come milionari a Panama, ma qualcosa è poi andato storto, scrive il Daily Mail, che riporta uno stralcio del libro.

Dopo la presunta scomparsa dell’uomo – come se fosse accidentalmente annegato in mare – la polizia si recò in casa Darwin alla ricerca di eventuali indizi, ma John si era assicurato che non ci fossero segni che rivelassero la sua presenza. Era tornato da tre giorni e fu per puro caso che la polizia non notò la sua presenza nella casa accanto.

Racconta la signora Darwin: “Stufo di campeggiare sulla spiaggia della piccola città della Cumbria di Silloth, più di 100 miglia di distanza da dove vivevamo a Seaton Carew, aveva deciso, con la sua tipica spavalderia, che il posto migliore per nascondersi, fino a quando avrei potuto incassare il denaro dell’assicurazione sulla vita e pagare il debito di 350.000 sterline, fosse la casa accanto che era nostra e suddivisa in monolocali”.

Anche John, tuttavia, sapeva che era troppo pericoloso e troppo presto per nascondersi nella casa accanto mentre la polizia conduceva le ricerche. Non era felice ma si rese conto che era la sua unica possibilità e, brontolando, si recò in un B&B a Morpeth, a un’ora di distanza in treno.

“Una delle prime cose che ha fatto la polizia – afferma la Darwin – è stata quella di cercare con attenzione nella nostra camera da letto, sollevando il piumone. Poi hanno guardato nei cassetti, preso decine di bollette, lettere e il computer di John”.

Nel frattempo a Morpeth John studiava per assumere una nuova identità: “In quel momento non lo sapevo ma aveva deciso di prendere spunto la trama del libro “Il giorno dello sciacallo” di Frederick Forsyth, che aveva letto molte volte. Amava il personaggio dello sciacallo che s’impossessava dei dati dei bambini morti per cause naturali per ottenere una nuova identità. E’ andato al dipartimento genealogia di Morpeth e negli archivi ha trovato proprio quel che cercava: John Jones, nato appena cinque mesi prima di lui nel 1950 a Sunderland – dove è nato anchr mio marito – e morto all’età di cinque settimane”.

Stesso nome, cognome comune. John annotò la data di nascita e numeri di riferimento necessari per ottenere un certificato di nascita e ha regolarmente ottenuto quello che voleva. Il nuovo certificato è stato piegato e ripiegato più volte così da farlo diventare vecchio e logoro: era nato John Jones due.

“Alcuni giorni dopo, tornò a casa e si recò all’archivio di Hartlepool. Era rischioso, ma lui passava dalla porta comunicante del monolocale con una gran faccia tosta”.  Il 22 aprile del 2002, John ha compilato un modulo di richiesta, ha mostrato al bibliotecario il falso certificato di nascita e un contratto di locazione di un monolocale.

“John era ben consapevole che i bibliotecari erano figure pubbliche e in grado di garantire per le persone sulle richieste di passaporto. Il bibliotecario era solo una pedina del suo gioco spietato”, narra la Darwin.
Nel corso dell’anno, in attesa dell’inchiesta per incassare l’assicurazione, scrive la donna, John era un fascio di nervi, si lamentava di essere prigioniero in casa sua, furioso perché le cose procedevano lentamente.

“Il nostro rapporto si era deteriorato, mi facevano infuriare i suoi sbalzi d’umore. Ho perso interesse per il , fatto che lo faceva arrabbiare e lo frustrava. Si annoiava e iniziò a dipingere i monolocali, fingendo di essere un operaio. Rischiava grosso ma nessuno dei residenti lo riconobbe, il che è sconcertante. Il 10 aprile del 2003 un medico legale dichiarò Darwin ufficialmente deceduto e iniziò ad arrivare il denaro. Tra maggio e agosto dello stesso anno ho ricevuto un totale di 90.867 sterline dalle polizze previdenziali e dalle assicurazioni sulla vita, più altre 137.400 e 130.000 sterline del mutuo. John era entusiasta”.

Per lui, ne era valsa la pena: “Sono un genio – si autocompiaceva – con poco riguardo per il dolore dei suoi figli, né per quello di chiunque altro”, afferma la Darwin.

Ora pensava al passaporto, che ottenne il 13 ottobre grazie al bibliotecario servizievole, e al suo piano che era quello di vendere, spostare il denaro in modo sicuro all’estero. “Iniziava una nuova fase del nostro incubo”.

Otto mesi più tardi, nel giugno 2004, una telefonata della polizia che mise Anne nel panico totale, avvertì che c’era stato un avvistamento di John vicino casa loro e se avesse notizie. A distanza di due anni dal finto decesso per incassare i soldi dell’assicurazione, l’uomo si lanciava nel rischio tutti i giorni, vagava per la città trasandato, sperando che nessuno l’avrebbe riconosciuto.

A notarlo fu un ex collega che l’aveva visto camminare sul lungomare con una lunga barba grigia ed era al 100% sicuro si trattasse di lui, ma la polizia non indagò oltre. Ci sarebbero voluti altri tre anni, prima che John potesse mettere in atto il suo piano di fuga all’estero con la famiglia e il Paese che aveva attirato la sua attenzione era Panama, paradiso fiscale, il posto ideale per ripartire da zero.

“Il 12 luglio 2006, ci recammo in ricognizione a Panama, John incontrò Mario Vilar, capo di un’agenzia di trasferimento e che aveva tante idee per trasformare il sogno di mio marito in realtà, tra cui acquistare un terreno e costruire una casa”. La coppia andò a visitare una suite al settimo piano di un grattacielo nel cuore del quartiere finanziario di Panama City e quando Vilar chiese una foto insieme, non ebbero il tempo di rifiutare: furono immortalati con una Polaroid e sul retro dell’immagine, la data del 14 luglio 2006.
Quello scatto fu fatale 17 mesi più tardi.

Anne Darwin, sei mesi dopo, inizio del 2007, disse ai figli Anthony e Mark che stava pensando di cambiare Paese, stufa della ventosa Seaton Carew, della casa con tanti ricordi dolorosi dopo la scomparsa del padre e i due sostennero la sua decisione. “Un’altra delle mie bugie – scrive la Darwin – di cui mi pentirò fino alla morte”.

Nel frattempo, John era di nuovo a Panama, dove aveva comprato un piccolo appartamento in attesa di costruire la casa dei loro sogni; scriveva alla moglie e-mail con allusioni sessuali che “il solo pensiero mi disgustava. Mio marito sembrava ogni giorno più folle”, afferma la donna.

“Ma quando nell’autunno del 2007 finalmente ci siamo trasferiti, dopo sei lunghi anni di latitanza potevamo vivere di nuovo e apertamente come marito e moglie. E’ stato bello ed ero molto felice, John era rilassato. Voleva costruire un resort turistico dove allevare animali, coltivare alberi da frutta per gli ospiti e per 380.000 dollari comprò un terreno di 481 acri, più spese altri 100.000 dollari per la costruzione di una villa. Aveva mille progetti che, secondo lui, avrebbero reso milioni in un Paese dove invece non parlava la lingua e non era in grado di comunicare con i costruttori”.

Ma la luna di miele con Panama finì presto: John si rese conto di aver fatto male i conti. Fu introdotta una legge che imponeva a tutti quelli che volevano la residenza permanente di esibire un certificato di buona condotta rilasciato dalla polizia del Paese d’origine; senza, poteva rimanere solo tre mesi ogni volta, col visto turistico.

Fu una notizia devastante: John sapeva che un certificato della polizia di Cleveland era impossibile da ottenere; aveva una falsa identità e con i controlli sarebbe emerso tutto. Inoltre, il governo stava progettando un giro di vite per il visto turistico: chi fosse rimasto dopo la scadenza rischiava l’arresto.
Ed ecco che ideò un altro folle piano: sarebbe tornato in Inghilterra come John Darwin così poi da poter rientrare a Panama con la sua vera identità. “Gli dissi che era pazzo ma, come al solito, non volle ascoltarmi. Era sicuro di saperne di più”. Ma i fatti, hanno dimostrato l’esatto contrario.

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