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Justine Damond chiama il 911: “Venite, c’è uno stupro”. Ma i poliziotti le sparano

Justine Damond chiama il 911: "Venite, c'è uno stupro". Ma i poliziotti le sparano

Justine Damond chiama il 911: “Venite, c’è uno stupro”. Ma i poliziotti le sparano

SYDNEY – “C’è uno stupro in corso, correte”. Justine Ruszczyk Damon, insegnante di yoga australiana di 40 anni, aveva chiamato il 911 dopo aver sentito le urla di una donna provenire da un vicolo vicino casa. Poi è corsa in strada, ancora in pigiama e col telefonino in mano. Non sapeva che così facendo stava andando incontro alla sua morte. Quando è arrivata la volante della polizia la donna si è avvicinata al finestrino e un agente le ha sparato. Ripetutamente, all’addome: Justine è morta sul colpo.

L’inspiegabile tragedia si è consumata a Minneapolis, Usa, dove Justine  si era trasferita da un paio di anni. La sua morte ha scatenato un’infinità di polemiche dall’America all’Australia, dove risiede la sua famiglia. A spararle è stato un poliziotto somalo-americano, Mohamed Noor, in servizio da appena due anni. L’agente era seduto sul lato passeggero della volante quando ha aperto il fuoco. La scena non è stata filmata da alcuna telecamera perché le bodycam dei poliziotti, che per legge dovrebbero essere sempre in funzione, erano spente. Dettaglio questo che ha scatenato ulteriori dubbi e polemiche

La famiglia Damond, da Sydney, chiede giustizia. L’avvocato di Noor si è limitato a difendere il suo assistito, definendolo un “bravo poliziotto” e ha fatto le condoglianze ai familiari. Jusine si sarebbe dovuta sposare tra un mese con Dan Damond. Lei lo aveva seguito fino in America per cominciare la loro vita insieme. Insegnante di yoga e di meditazione, la donna era ben voluta da tutti, anche a Minneapolis. La consideravano una “luce guida”, spenta all’improvviso “senza motivo”.

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