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Kennedy geloso di Onassis disse a uno 007 di tenerli lontani

NEW YORK – Il presidente John F. Kennedy ordinò a uno dei suoi migliori agenti dei servizi segreti di fare in modo che la moglie, nel corso di un viaggio in Grecia nel 1961, non incontrasse Aristotele Onassis.

Il Presidente convocò Clint Hill nella Sala Ovale e di fronte al fratello Bobby, all’epoca procuratore generale, gli comunicò l’incredibile avvertimento. Disse a Hill di “non permettere che la Kennedy s’imbattesse in Aristotele Onassis”, l’armatore greco con la fama di dongiovanni.

A quanto pare, Kennedy era paranoico sul fatto che Onassis avesse mire sulla First Lady – che sposò proprio Onassis dopo l’assassinio del Presidente. Hill, in un nuovo libro, rivela che Kennedy due anni dopo lasciò che la moglie trascorresse del tempo con il multimilionario a bordo del suo yacht nel Mediterraneo, per superare il dolore per la perdita del loro figlio neonato Patrick.

Sapeva che Onassis era un “opportunista”, ma era così preoccupato per la moglie che la lasciò andare via – mandando così una madre colpita dal lutto lontano da suo marito e tra le braccia di un altro uomo.

Hill, durante i 17 anni nei servizi segreti ha lavorato per cinque presidenti ed era presente nel novembre 1963 quando JFK fu assassinato a Dallas, in Texas.

Nel suo nuovo libro di memorie “Cinque Presidenti: Il mio straordinario viaggio con Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon”, Hill rivela dei dettagli sulla relazione tra Jackie e Onassis e su come il Presidente cercò di fermarli.

Jackie incontrò per la prima volta Onassis nel 1958, sul suo yacht nel corso di una riunione tra il marito e Winston Churchill. All’epoca Kennedy era un candidato alla presidenza e volle incontrare l’idolo della sua infanzia per mettere pace tra le due famiglie dopo i disaccordi avuti sulla Seconda Guerra Mondiale.

Mentre i due uomini conversavano, Onassis mostrò alla Kennedy il suo yatch e nacque una storia d’amore. Sembra che Onassis abbia detto a Costa Gratsos, uno dei suoi più stretti collaboratori:”C’è qualcosa di dannatamente testardo in lei, c’è qualcosa di provocatorio in quella donna. Ha un’anima sensuale“.

Per il Presidente, il loro rapporto si trasformò in un problema nel 1961, nel pieno della crisi di Baia dei Porci e Kennedy avrebbe dovuto fare il suo primo viaggio in Europa con alcune tappe a Parigi, Vienna e Londra. Alla fine del viaggio ufficiale, Jackie si fermò da sola in Grecia.

Poco prima di partire per Parigi, a Hill fu chiesto di recarsi alla Sala Ovale e rimase sorpreso nel vedere il Presidente seduto accanto al fratello. In quel periodo, Onassis non solo aveva una reputazione da , ma anche problemi giudiziari con gli Stati Uniti ed era stato accusato di frode.

Secondo Hill, il presidente Kennedy disse: “Clint, capisco che dovrai occuparti in anticipo del viaggio della signora Kennedy in Grecia”. Hill rispose:”Sì, Presidente, sono stato informato”.

JFK indicò con lo sguardo il fratello e poi disse a Hill: “Il procuratore generale, e volevo chiarire una cosa: qualunque cosa tu faccia in Grecia non lasciare che la signora Kennedy incontri Aristotele Onassis”. “In quel momento – scrive Hill – non avevo idea del perché avesse fatto una simile richiesta e risposi semplicemente, “Sì, Presidente”.

La ragione principale del viaggio di Kennedy era quella di conoscere il presidente francese Charles de Gaulle. Jackie Kennedy nel frattempo organizzava un frenetico programma per se stessa, abbinato a quello del marito per gli incontri ufficiali.

Arrivarono ​il 31 maggio 1961 e due milioni di parigini erano in fila sulla strada per assistere alla parata. La famiglia di Jackie – i Bouviers – erano di origine francese e parlavano perfettamente la lingua.

Quando Jackie arrivò in Grecia, Hill era preoccupato poiché il viaggio era stato “molto pubblicizzato” e temeva l’assalto della folla. Visitò alcuni siti storici e trascorse il resto della vacanza in ville private nella città balneare di Kavouri e salì anche a bordo dello yatch di Markos Nomikos.

Hill fece come gli era stato ordinato e la tenne lontana da Onassis. “Non ho mai capito – scrive Hill – la richiesta del presidente Kennedy di tenere la moglie lontana da Onassis, salvo il fatto che aveva problemi giudiziari con gli Stati Uniti e forse il presidente era preoccupato per eventuali ripercussioni se la stampa avesse fotografo Onassis e la Kennedy insieme”. “In quel viaggio, in ogni caso, la Kennedy non incontrò mai Onassis”.

Questo aspetto del controllo sulla moglie, JFK lo mostrò nel 1962, quando Jackie stava progettando un viaggio nella Costiera Amalfitana in Italia. Il Presidente chiamò nuovamente Hill e diede istruzioni precise: “Non voglio vedere sue foto nei pranzi con otto diversi vini in piena vista o che frequenta tipi del jet-set in bikini. Fate ciò che potete affinché lei ne sia consapevole. Soprattutto, niente foto discoteca”.

Come si è poi scoperto Jackie andò in una discoteca a Positano e passò una notte selvaggia a Capri con la principessa Irene Galitzine ma riuscirono a evitare la stampa.

La morte di Patrick Kennedy nell’agosto 1963 avrebbe portato di nuovo la First Lady da Onassis. Patrick morì a due giorni dalla nascita per una malattia respiratoria e Hill scrive che il suo “cuore era straziato per la Kennedy e il Presidente” per la “devastante perdita”.

Quando il presidente si recò all’ospedale Otis Air Force Base in Massachusetts per vedere suo figlio “sembrava che fosse stato all’inferno e tornato, aveva gli occhi gonfi e il volto segnato dal dolore”.

Hill accompagnò Kennedy nella stanza e chiuse la porta lasciandolo da solo; successivamente a Hill è stato detto che i medici tolsero dal piccolo Patrick le cannule così che JFK potesse tenere in braccio il figlio per la prima ed ultima volta.

Jackie, che non partecipò al funerale poiché ancora molto debole, si fermò a Hyannis Port per il resto dell’estate e il marito fece di tutto per supportarla, scrive Hill. Ma lei non riusciva a tornare alla normalità, sembrava essere entrata in una spirale di depressione.

Lee Radziwill, sua sorella, cercò di convincerla ad accettare l’offerta fatta da Onassis – con il quale aveva già avuto una relazione – di trascorrere del tempo sul suo yacht nel Mediterraneo per cercare di guarire dalla depressione. Onassis, noto per il suo stile di vita mondano, i suoi party, stava mettendo a disposizione il suo yatch alla First Lady.

Hill scrive che JFK era “consapevole delle implicazioni politiche ma era così preoccupato per la moglie che insistette affinché partisse”. Il 1° ottobre Jackie partì per la Grecia e per due settimana scomparve a bordo del Christina, lo yacht di lusso di Onassis “con nove cabine per gli ospiti doppie”.

Il viaggio fu ampiamente seguito dai media e furono pubblicate foto di Jackie e Onassis alla Moschea Blu di Istanbul. Furono visti mano nella mano nell’antica Smirne e poi il tour venne sospeso a Skorpios, isola privata di Onassis, la cui forma ricorda quella di uno scorpione.

L’ultima notte a tutti gli ospiti, tra cui Lee Radziwill, suo marito il principe Stanislas Radziwill e Franklin D. Roosevelt con sua moglie Susan, furono offerti regali costosi, a Jackie regalò una collana tempestata di diamanti e gemme preziose. I suoi assistenti affermarono che al ritorno in America non solo era guarita ma era una donna diversa.

L’aspetto ironico dei sospetti di JFK è che per anni lui per primo barò alle spalle della moglie. La più nota delle sue relazioni fu quella con Marilyn Monroe, ma Kennedy sembra abbia avuto avventure con decine di ammiratrici.

Tra queste ci fu Mimi Alford, stagista della Casa Bianca con la quale ebbe una relazione di 18 mesi, compreso l’aver avuto rapporti sessuali con la giovane, nel letto di sua moglie. Alford, che allora aveva solo 19 anni, in un libro ha scritto che si sentì impotente quando lui la fece entrare nella “camera della Kennedy” e la spogliò, nonostante fosse vergine.

Ha anche affermato che una volta le fece inalare una droga del nel corso di un festino nel ranch di Bing Crosby e la costrinse a praticare un atto su un assistente.

Durante il viaggio a Parigi nel 1961, Kennedy sembra abbia chiesto a una nota proprietaria di un bordello francese, Madam Claude, di trovare una che somigliasse alla moglie ma “solo più bollente”.

Hill, nel suo libro, va oltre il terribile momento in cui JFK fu ucciso a Dallas il 22 Novembre, 1963. Era uno degli agenti che costeggiavano il corteo presidenziale e quando ci fu il primo sparo, saltò sulla macchina di JFK. Descrive il terzo colpo, quello che ha ucciso Kennedy e ha fatto esplodere la testa, come “lo sconvolgente suono di un melone che cade sul cemento”.

Nel libro scrive:”Gli occhi della Kennedy erano pieni di terrore quando allungò la mano e prese un pezzo di testa del presidente finita sul portabagagli”. “Non si rendeva nemmeno conto che fossi lì. Era in stato di totale shock. La testa di suo marito era appena esplosa a pochi centimetri dal suo volto”. Jackie disse a Hill:”Mio Dio! Gli hanno sparato alla testa!”.

Anni dopo, quando Hill fu riassegnato al Servizio Segreto HQ per formare nuovi agenti vide il filmato di Zapruder, che fermava i momenti dell’assassinio. Hill scrive che era “surreale vedere l’orrore da una prospettiva diversa. Proiettarono il film più e più volte al rallentatore, di conseguenza ho rivissuto quei momenti più e più volte. E’ stato straziante”.

Hill ammette che era affetto da sindrome da stress post traumatico e per risolvere i suoi problemi iniziò a bere cosa di cui “non ne vado orgoglioso”.

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