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Kim Jong-Un ne fa giustiziare altri due col cannone

PYONGYANG – Il pisolino schiacciato davanti al leader nordcoreano Kim Jong-un è costato la vita ad un altro alto funzionario del regime, giustiziato dai cannoni della contraerea sull’esempio di quanto già accaduto lo scorso anno al generale Hyon Yong-chol, ministro della Difesa, addormentatosi in una cerimonia presieduta dal “giovane generale” avendo osato anche replicare dopo il “severo rimprovero” subito.

Se quest’ultima ricostruzione è stata ritenuta credibile dai servizi di intelligence di Seul in base agli elementi raccolti nel tempo, la prima è per adesso solo un’anticipazione riportata con evidenza dal quotidiano sudcoreano JoongAng Ilbo, secondo cui gli alti funzionari sarebbero stati due, caduti a inizio mese sotto la contraerea in un’accademia militare di Pyongyang.

La duplice esecuzione, hanno precisato fonti anonime vicine alle vicende del Nord, è avvenuta sotto la supervisione di Kim. Uno dei giustiziati è stato individuato in Hwang Min, già nel 2012 ministro dell’Agricoltura e nel 2014 declassato dai media ufficiali a vice, macchiatosi di “proposte di riforma da lui sostenute e viste come sfida diretta alla leadership di Kim Jong-un”, ha affermato la fonte.

Ri Yong-jin, invece, è l’altro malcapitato: funzionario di livello ministeriale al dicastero dell’Educazione, la sua colpa è stata di essersi “appisolato in un meeting presieduto da Kim”. Un affronto grave da motivare arresto immediato e interrogatori del ministero della Sicurezza pubblica, fino “all’esecuzione in scia ad altri capi d’accusa contestati come la corruzione”.

Il ministero dell’Unificazione sudcoreano non ha commentato la vicenda, emersa dopo l’imbarazzante defezione del numero due dell’ambasciata nordcoreana a Londra, Thae Yong-ho, scappato a Seul poco più di una settimana fa con tutta la famiglia.

Il ciclo di epurazioni nel Nord sembra procedere, secondo l’Ansa, avendo ancora per target gli “uomini” in qualche modo riconducibili al network messo in piedi da Jang Song-thaek, zio di Kim, tutore ed ex numero due del regime, giustiziato per alto tradimento a dicembre del 2013. I media di Seul, infatti, hanno dato conto degli sfoghi del leader per la ramificazione della “rete di controllo” costruita da Jang, tanto da aver sviluppato una forte insofferenza contro impianti e strutture con nomi quali Haedanghwa e Daedonggang, riconducibili alle attività d’affari controllate dallo zio. A giugno, ad esempio, nell’ispezione a Pyongyang alla fabbrica Haedanghwa, che produce kimchi (il cosiddetto “pane coreano”), ordinò il cambio immediato di nome in Ryugyong. Stessa sorte per il grande magazzino della capitale Haedanghwa, il fiore all’occhiello della via nordcoreana verso il benessere.