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La battaglia di Ramadi, ripreso a Isis 14% territorio

La battaglia di Ramadi, ripreso a Isis 14% territorio

Jihadisti dell’Isis

RAMADI (IRAQ) – L’esercito iracheno contrattacca e si avvicina a riconquistare Ramadi, città strategica nelle mani dell’Isis. E nel frattempo il Centro britannico di studi militari rivela che dal primo di gennaio al 14 dicembre di quest’anno il cosiddetto Stato Islamico ha perso il 14 per cento dei territori che controllava in Siria e in Iraq alla fine del 2014.  La controffensiva delle forze armate di Baghdad nella provincia di Anbar, da maggio controllata dagli jihadisti del cosiddetto Daesh, era stata annunciata nei giorni scorsi e martedì sferra il colpo finale.

 

“Siamo entrati nel centro di Ramadi da numerosi fronti e abbiamo cominciato a bonificare i quartieri residenziali. La città sarà totalmente bonificata nelle prossime settantadue ore”, ha detto fiducioso il portavoce dei servizi di lotta antiterrorismo iracheni, Sabah al-Nomani.

Le forze irachene hanno trovato come ostacoli solo qualche cecchino o kamikaze islamico e sono riuscite, già da una quindicina di giorni, a riconquistare il quartiere di Tamim, nel sudovest di Ramadi. Adesso si stanno avvicinando a Houz, il centro della città.

Dalla parte opposta i combattenti dell’Isis hanno impedito ai civili di fuggire, asserragliandoli nella città. Come ha spiegato il ministero della Difesa iracheno, i terroristi vogliono usare i civili come “scudi umani”.

Già domenica scorsa alcuni aerei dell’aviazione irachena avevano sganciato migliaia di volantini sopra Ramadi per chiedere agli abitanti di lasciare la città entro 72 ore, quando sarebbe partito l’attacco. Nei volantini venivano anche indicati i percorsi sicuri per i cittadini.

L’attacco sferrato oggi, martedì 22 dicembre, è stato annunciato attraverso la televisione di Stato irachena. Se davvero Ramadi tornerà nelle mani dell’esercito regolare di Baghdad sarà un duro colpo per il cosiddetto Stato Islamico

Secondo uno studio condotto da esperti del Centro britannico di studi militari, dal primo di gennaio al 14 dicembre di quest’anno lo Stato Islamico ha perso il 14 per cento dei territori che controllava in Siria e in Iraq alla fine del 2014. L’estensione del cosiddetto Califfato si è così ridotta di 12.800 chilometri quadrati, attestandosi sui 78mila chilometri quadrati. Particolarmente grave la perdita alla frontiera siro-turca della zona di Tall Abyad per mano dell’Ypg, le Unità di Protezione Popolare curde, corridoio-chiave per rifornimenti ed esportazioni clandestine di greggio la rinuncia al quale ha avuto un impatto finanziario fortemente negativo.

Una situazione simile, ricorda il Sole 24 Ore, si era verificata a Tikrit, città natale dell’ex presidente Saddam Hussein. Qui l’esercito iracheno aveva costretto alla ritirata l’Isis, che si era impadronita del complesso petrolifero di Bajii e di una ampia parte dell’autostrada che collega Mosul a Raqqa, roccaforte dell’Isis. Dopo quella perdita i terroristi islamici avevano conquistato Palmira e Ramadi, che però adesso sta per tornare nelle mani delle forze governative.

 

 

 

 

 

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