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Libia, carabinieri per addestrare ribelli contro Isis?

ROMA – Carabinieri mandati in Libia per addestrare la popolazione locale contro i jihadisti? Sarebbe una delle ipotesi del governo italiano, come scrive Marco Ventura sul Messaggero. Un’ipotesi che è stata in parte annunciata dal ministro Paolo Gentiloni a Vienna. In passato questo modello (invio di addestratori) ha aiutato i peshmerga a riconquistare in Iraq le città curde che erano state conquistate dai miliziani dell’Isis.

“Siamo pronti ad addestrare ed equipaggiare le forze militari libiche come ci chiede il governo Sarraj”, ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in conferenza stampa congiunta con Kerry e Sarraj a Vienna.

“Il governo non chiede ‘boots on the ground’ ma sostegno nelle varie dimensioni della sicurezza. E queste richieste sottolineano che è la Libia che gestisce il percorso per la sua sicurezza e stabilizzazione”, ha aggiunto Gentiloni.

L’Italia, al pari degli altri Paesi europei presenti a Vienna ha declinato l’invito dell’Onu per la protezione degli uffici della missione delle Nazioni Unite a Tripoli, per la quale “serve una forza multinazionale”, ha continuato Gentiloni. Per Roma, è prioritaria la difesa della sede diplomatica italiana nella capitale libica, la cui riapertura è prevista nei prossimi mesi.

“Il messaggio che arriva oggi da Vienna è che la Libia rimane unita, non si alimentano divisioni, i libici combatteranno il terrorismo e non ci sarà un intervento straniero di terra”. Gentiloni a SkyTg24, sottolineando che la comunità internazionale a Vienna ha riconosciuto che “il governo Sarraj sarà il protagonista di questo processo di stabilizzazione”.

“Il primo ministro libico è stato molto chiaro nel sottolineare il fatto che sono i libici che devono essere in prima linea per combattere il terrorismo e i trafficanti di essere umani e noi siamo pronti a collaborare. Non chiedono interventi stranieri, ma vogliono assumersi direttamente questa responsabilità”, ha aggiunto Gentiloni. Il ministro si è poi detto “certo che, avendo loro costituito qualche giorno fa la Guardia Presidenziale, che vorrebbe essere un primo nocciolo di forze militari libiche, nelle prossime settimane ci chiederanno anche collaborazione sull’addestramento e se ce lo chiederanno siamo pronti certamente a collaborare”.