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Libia, generale Cottone: “Missili su Lampedusa? Mai trovati”

ROMA – Le forze armate libiche del colonnello Muhammar Gheddafi non avrebbero mai lanciato alcun missile Scud contro l’Italia nell’aprile del 1986. E’ quanto emerge dalla ricostruzione del generale Basilio Cottone, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare dal 1983 al 1986, durante il convegno “La Crisi libica dall’operazione Eldorado Canyon del 1986 ai giorni nostri. Una sfida per l’Europa” organizzato giovedì 26 maggio a Roma dalla Fondazione Craxi.

“Per giorni abbiamo cercato i resti dei due missili, senza mai trovare nulla, neanche una sardina morta. Eppure due missili con una carica esplosiva di oltre 1000 chili di tritolo e circa 500 chilogrammi di materiale in metallo avrebbero dovuto creare un disastro, senza contare che sono facilmente individuabili dai sonar. E invece non abbiamo mai trovato niente”, ha spiegato il generale. Questa ricostruzione inedita, sottolinea l’Agenzia Nova diretta da Fabio Squillante, apre nuovi scenari su un episodio chiave nelle relazioni fra Italia e Libia e, più in generale, fra Gheddafi e la comunità internazionale.

L’attacco missilistico contro Lampedusa, lanciato il 15 aprile 1986 senza causare alcun danno, segnò una grave crisi diplomatica tra Italia e Libia. In quell’occasione sarebbero stati lanciati contro il territorio italiano furono due missili SS-1 Scud in dotazione alle forze armate libiche, che avrebbero dovuto colpire un’installazione militare del sistema di radionavigazione LORAN della NATO situata sull’isola di Lampedusa come ritorsione per il bombardamento della Libia da parte degli Stati Uniti nell’operazione El Dorado Canyon. Secondo la ricostruzione del generale Cottone, però, i resti di quei missili non sono mai stati trovati.

 


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