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Libia, italiani rapiti: slitta il rientro a Roma

TRIPOLI –  Italiani rapiti in Libia, slitta il rientro a Roma di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici della Bonatti di Parma sequestrati a Mellitah il 19 luglio del 2015 e liberati il 4 marzo, a poche ore dalla notizia dell’uccisione dei due colleghi rapiti insieme a loro, Salvatore Failla e Fausto Piano. 

Il team italiano incaricato di riportarli a casa è arrivato a Sabrata, città ad ovest della capitale dove gli ormai ex ostaggi sono tenuti in custodia, ma regna l’incertezza sui tempi della partenza, forse ritardata da ulteriori trattative con chi si contende l’autorità in quella turbolenta regione.

La giornata è stata convulsa, tra accelerazioni, frenate, e nuovi passi avanti. Al mattino Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, che venerdì avevano annunciato la loro liberazione, hanno chiamato nuovamente le famiglie rassicurando di stare bene, con il morale alto e che sarebbero tornati a casa presto, senza tuttavia conoscere “i tempi e le modalità”. Lo stesso Calcagno, chiamato al telefono da Skytg24, non ha tuttavia nascosto la propria tensione spiegando di “non voler parlare con nessuno in questo momento” e che “ci sono ancora carte da sbrigare”.

“Stanno rientrando in Italia in queste ore”, ha poi annunciato il premier Matteo Renzi. Più tardi, le famiglie hanno ricevuto una telefonata da Roma e sono partite da Monterosso (La Spezia) e da Piazza Armerina (Enna) per la capitale per riabbracciare i loro cari, attesi all’aeroporto di Ciampino.

Poi, però, è arrivata la doccia fredda da Tripoli: il governo islamista che controlla la capitale libica e, sulla carta, anche la zona di Sabrata, ha fatto sapere che i due italiani rientreranno soltanto domenica, insieme con i corpi dei colleghi rimasti uccisi al termine di una conferenza stampa, a mezzogiorno, proprio a Sabrata, in cui verranno spiegati i “dettagli della loro liberazione”.

Le complicazioni di questa vicenda sono lo specchio del caos che avvolge un Paese ormai senza Stato dalla fine di Gheddafi, in balia di milizie, tribù, bande criminali e jihadisti che si contendono il territorio e sfruttano gli ostaggi stranieri per finalità di riscatto o per ottenere una legittimazione politica. Proprio le autorità di Sabrata, che tengono in custodia gli italiani, rivendicano la propria autonomia da Tripoli e vogliono essere considerate un interlocutore forte per i futuri assetti della Libia.

L’ACCUSA DELLA VEDOVA FAILLA – Nelle stesse ore in cui si è saputo del rinvio, Rosalba Failla, moglie di uno dei due tecnici della Bonatti ammazzati, ha rivolto accuse pesanti nei confronti del governo Renzi:

“Lo Stato italiano ha fallito: la liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di mio marito. Se lo Stato non è stato capace di riportarmelo vivo ora almeno non lo faccia toccare in Libia, non voglio che l’autopsia venga fatta là”.

ha detto la signora Failla attraverso il suo avvocato, Francesco Caroleo Grimaldi. La moglie del tecnico prosegue affermando che la salma “la stanno trattando come carne da macello”.

Poi una nuova stoccata, forse indirizzata anche alle istituzioni. “Nessuno – dice – tra questi che stanno esultando per la liberazione ha avuto il coraggio di telefonarmi”.

Parole forti che arrivano a 24 ore da quelle rilasciate venerdì in cui si chiedeva di fare luce sulle circostanze che hanno portato alla morte i tecnici della Bonatti e anche sulle falle del sistema di protezione disposto dalla società per cui lavoravano.

“Abbiamo mantenuto uno stretto riserbo perché eravamo consapevoli della delicatezza della situazione – hanno affermato i familiari di Failla -, ma adesso vogliamo risposte”.

E ancora. “Dopo tante reticenze, segreti e misteri”, è “ora di pretendere delle spiegazioni”. La domanda che si pongono è: “Come è stato possibile che appena 24 ore dopo la morte dei due tecnici siano stati liberati gli altri due connazionali?”.

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  • Gino Pollicardo e Filippo Calcagno fuggiti da prigione Isis
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  • Libia, Piano e Failla traditi da autista. Liberati gli altriDall'alto a sinistra, in senso orario: Salvatore Failla, Filippo Calcagno, Fausto Piano e Gino Pollicardo
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