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Los Angeles, netturbino perseguitato a lavoro: lo credono gay. Vince risarcimento record

Los Angeles, netturbino perseguitato a lavoro: lo credono gay. Vince risarcimento record
Los Angeles, netturbino perseguitato a lavoro: lo credono gay. Vince risarcimento record

Los Angeles, netturbino perseguitato a lavoro: lo credono gay. Vince risarcimento record

LOS ANGELES – James Pearl, 55 anni, un ex operatore ecologico di Los Angeles, dalla città, riceverà 17,4 milioni di dollari a titolo di risarcimento per i ripetuti soprusi dei suoi supervisori che, erroneamente, ritenevano fosse gay.

Nel corso del processo è emerso che Pearl è stato sottoposto ad abusi verbali, a maltrattamenti: una serie di atti di bullismo in cui tra l’altro hanno anche pesantemente modificato alcune sue foto, poi condivise con gli altri dipendenti, facendo credere che stesse facendo sesso con un subordinato.

Pearl, attualmente, è invalido permanente e afflitto da problemi fisici e mentali. “Il fatto più sconvolgente è che la città sapeva ma ha occultato la questione” ha detto Todd Nevell, il cui studio legale di Pasadena rappresentava Pearl. “Col risultato di esporre la città a danni su danni… e ad avere una condotta riprovevole sono solo i dirigenti del dipartimento”.

Rob Wilcox, portavoce dell’ufficio del procuratore di Los Angeles, ha detto che la città non ha ancora deciso se ricorrere in appello e che l’ufficio “sta esaminando le opzioni”. Pearl aveva iniziato a lavorare per il Bureau of Sanitation (Ufficio della Nettezza Urbana) nel 2002, ricevuto una promozione nel 2006 a supervisore delle acque reflue.

Nel 2011 aveva presentato una denuncia per discriminazione alle autorità di regolamentazione dello Stato, affermando di essere stato trasferito in un ufficio a Reseda, poiché nero e come azione di rappresaglia per essersi lamentato del comportamento scorretto di un lavoratore. Giorni dopo aver fatto la denuncia, a Pearl è stato formalmente annunciato che la città raccomandava un suo licenziamento. Era stato accusato di falsificare dei documenti a favore di un subordinato che i colleghi ritenevano fosse gay. Il rapporto di lavoro si è interrotto il 30 agosto del 2011.

Pearl, riferì alle autorità di regolamentazione dello Stato che era una vendetta motivata dalla percezione che fosse gay. Ha inoltre lottato contro il suo licenziamento, attraverso procedure interne, con il Consiglio di amministrazione della Commissione di Servizio Civile, e vincendo. Il licenziamento fu ritenuto ingiusto e, dopo 13 mesi, finalmente tornò al lavoro.

Mentre era assente, un supervisore mostrava in giro delle foto modificate, almeno sette, in cui Pearl sembrava stesse avendo rapporti sessuali con un uomo. Al suo rientro, fu costretto ad affrontare altre accuse di comportamento scorretto proprio dallo stesso supervisore che mostrava in giro le sue foto modificate.

I dirigenti e le autorità di vigilanza gli parlarono in modo sprezzante e diffusero messaggi offensivi.
Pearl ha sostenuto che sulla sua scrivania trovò oggetti relativi al sesso tra gay. Ma nei documenti depositati in Tribunale, la città sostiene che Pearl all’interno dell’ufficio, non si lamentava del presunto maltrattamento e che i suoi incarichi erano dettati da ordini di lavoro accumulati a causa dei tagli di bilancio e mancanza di personale.

Gli avvocati difensori della città, hanno sostenuto che Pearl, finché non gli fu riferito da altre persone, non era a conoscenza delle foto. I legali si riferivano alla deposizione di Pearl, quando disse di aver sentito di insinuazioni a sfondo omofobico ma non sapeva se fossero dirette a lui.
Nevell, avvocato di Pearl, afferma che il suo cliente, felicemente sposato con una donna, è stato riscattato dal riconoscimento della giuria.

“Ha avuto la sua rivincita e quando ha ascoltato il verdetto è scoppiato in lacrime. Per la prima volta, dopo tanto tempo, è ottimista”.

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