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Los Angeles, vittime della Polizia: una su 3 malato di mente

LOS ANGELES –  La Polizia di Los Angeles (LAPD) ha diffuso un preoccupante report in cui si evidenzia come, nell’ultimo anno, più di un terzo delle persone uccise dagli stessi agenti aveva segnali di disturbi mentali documentati. Un numero di vittime, prosegue il rapporto, praticamente triplicato rispetto all’anno prima.

Il rapporto sottolinea anche una sproporzione storica nella composizione etnica delle vittime rispetto alle statistiche demografiche: 8 dei 38 colpiti dalla Polizia, cioè il 21%, sono afroamericani, quando l’incidenza degli afroamericani sulla popolazione di Los Angeles è solo del 9%. Le 300 pagine del rapporto rappresentano un’analisi completa per capire come e quando la Polizia ha utilizzato la forza negli interventi degli ultimi anni. L’obiettivo è quello di ridurne l’incidenza.

Ma consente anche, il rapporto, di porre domande divenute cruciali a livello federale: come devono gli agenti interagire con una crescente popolazione di persone affette da disturbi psichici e quali strategie la Polizia di Los Angeles può percorrere per allentare le tensioni con la popolazione afroamericana data la sproporzione registrata nel numero delle vittime.

L’ultima questione è particolarmente sensibile, dopo le recenti uccisioni: due ferimenti a morte hanno destato grande scalpore negli ultimi tempi – uno in un vicolo dei bassifondi, l’altro sul lungomare di Venice – perché hanno coinvolto “homeless” afroamericani. Alla presentazione del rapporto, un gruppo di attivisti ha protestato contro la commissione inneggiando a Charly “Africa” Keunang nel primo anniversario della  sua morte. Charly “Africa”, un senza tetto di colore, era stato ucciso in vicolo in una zona poverissima perché – dichiarò la Polizia – aveva sfilato la pistola dalla fondina a una giovane recluta.

La vittima aveva trascorso alcuni anni di ricovero in una clinica psichiatrica. “You can’t kill Africa”, gridavano gli attivisti. I funzionari della polizia, invece, chiedono che venga modificata la legislazione in modo da migliorare innanzitutto le condizioni in carcere di chi possiede un profilo psichiatrico disagiato, con l’obiettivo più ambizioso di dirottarli fuori dal sistema giudiziario criminale.