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Magnate strangola studentessa conosciuta su sito di dating per musulmani

LONDRA – “Mogli e buoi dei paesi tuoi”, recita il vecchio proverbio e dunque è plausibile che anche i musulmani abbiano i loro siti d’incontri per trovare l’anima gemella di religione islamica. Un fenomeno tra l’altro in forte crescita. Questi portali sono monitorati, all’insegna della decenza, della stretta osservanza religiosa ma non garantiscono l’incolumità di chi li frequenta. E’ il caso del magnate immobiliare di New York, Sammy Almahari, 45 anni, che è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’inglese Nadine Aburas di 28 anni, consumato la notte di Capodanno del 2014.

I due si erano conosciuti nel 2012 sul sito di incontri MuslimMatch.com, si frequentavano da tempo, ma quando Nadine si è rifiutata di sposarlo, lui l’ha uccisa in una camera d’albergo a Cardiff, nel Galles. Sulla porta della stanza ha poi appeso il cartello “non disturbare” e nel tentativo di sottrarsi alla giustizia, ha provato a scappare all’estero.

Il corpo della giovane è stato trovato dal personale dell’el, ore dopo che Almahari aveva iniziato la sua fuga verso Londra, all’aeroporto di Heathrow. Ha raggiunto il Qatar, Medio Oriente, e poi si è recato in Tanzania, Africa, ma dopo tre settimane è stato catturato dagli agenti dell’Interpol e condotto nel Regno Unito.

Almahri inizialmente ha negato l’omicidio, affermava di essere stato spinto dalla “voce di Dio” nella sua testa ma alla fine ha ammesso la sua colpevolezza. Il giudice Nicola Davies ha descritto Almahri come un uomo “geloso e possessivo” che ha ucciso in preda alla rabbia. Nadine Aburas, che viveva da sola nel suo appartamento a Cardiff Bay, ha incontrato Almahri su MuslimMatch.com.

Per due anni hanno vissuto una storia d’amore, in cui diverse volte lui da New York ha raggiunto Nadine in Galles: era totalmente innamorato, la ricopriva di denaro e gioielli costosi. Roger Thomas, procuratore, ha detto: “Le ha regalato telefoni, una macchina e non c’è dubbio che lei era attratta dai benefici finanziari”.
Dopo un incontro con Almahri, tornò a casa con una ferita sulle labbra e a Cardiff, iniziò a frequentare altri uomini.

Almahri diventò “sempre più geloso“, poi quando scoprì che vedeva un altro uomo, iniziò a chiamarla “pros**tuta”, “pu**ana e inviarle messaggi minacciosi, in uno scrisse: “Ti ritroverai all’inferno”. In un altro che voleva postare una foto della ragazza mentre era n**a e “pubblicarla su Facebook”. In tribunale è emerso che su Facebook contattò Jamal, uno dei fratelli di Nadine, minacciando di divulgare foto proibite della sorella. Tornò dagli Stati Uniti per incontrare la vittima ma fu bloccato da uno dei fratelli che lo riaccompagnò alla stazione ferroviaria di Cardiff.

Prima di convincere Nadine a recarsi per un ultimo incontro all’el, l’uomo si scolò una bottiglia di gin e una dozzina di s di tequila. Una volta in camera l’ha strangolata, ha lavato il corpo, unito le mani di Nadine e scritto un falso biglietto in cui simulava un ultimo addio della ragazza. Almahir, prima di poter chiedere la libertà sulla parola dovrà scontare almeno 17 anni di prigione.

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