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Malaysia Airlines, pilota eroe e non terrorista: aereo in fiamme, si è allontanato dalle città

ROMA – Cosa è successo a bordo del volo MH370 della Malaysia Airlines scomparso dai radar nel marzo 2014 con 239 tra persone a bordo tra passeggeri e membri dell’equipaggio? Dopo le accuse al pilota Zaharie Ahmad Shah di aver dirottato il volo, cercando la morte e portando con sé i passeggeri e i colleghi, una nuova indagine rivela una versione molto diversa. Secondo le ultime analisi dei relitti, il pilota del volo della Malaysia Airlines si trovava su un centro abitato quando l’aereo ha preso fuoco e ha deciso di allontanarsene, schiantandosi nell’oceano, piuttosto che uccidere anche la popolazione che sarebbe inevitabilmente rimasta coinvolta.

Il Daily Mail in un articolo scrive che dopo che il pilota è stato accusato di terrorismo, per aver deliberatamente portato il volo fuori rotta e averlo condotto fino allo schianto, ma per l’esperto di aviazione Michael Gilbert la verità è diversa: il pilota, con un atto eroico, dopo aver capito che con la’ereo in fiamme non sarebbe andato lontano, ha deciso di sacrificarsi per evitare che nel disastro fossero coinvolti, oltre a lui e ai passeggeri, anche le persone nell’area densamente popolata su cui sarebbe potuto cadere.

Gilbert ha analizzato i resti del velivolo e stabilito che, secondo la sua teoria, era molto probabile che la scossa potesse surriscaldarsi e prendere fuoco. Un incendio d’altronde può spiegare sia la perdita del segnale che l’interruzione delle comunicazioni satellitari. L’incendio, secondo Gilbert, si sarebbe poi espanso rapidamente per una fuga di ossigeno, dovuta anche alla fuoriuscita delle mascherine per equipaggio e passeggeri al primo segno di fumo e di fiamme a bordo.

Secondo l’espero dunque il pilota ha realizzato che non aveva alcuna possibilità di far atterrare l’aereo in sicurezza: non poteva comunicare, era notte e non c’era la luna. L’unica cosa che gli è rimasto da fare è stato quello di allontanarsi dai centri abitati che poteva vedere sotto di lui e arrivare più lontano possibile verso l’oceano Indiano. Una scelta che lo ha portato alla morte, che sarebbe stata comunque inevitabile, salvando però i cittadini che erano a terra. Una teoria che, secondo il capitano dell’aviazione Usa John Cox è plausibile, come d’altronde anche le altre teorie fino alle prove evidenti.


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