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Marò Renzi chiede aiuto a Obama per portare Girone in Italia

Marò Renzi chiede aiuto a Obama per portare Girone in Italia

Marò Renzi chiede aiuto a Obama per portare Girone in Italia

ROMA – Matteo Renzi chiede aiuto a Barack Obama per riportare a casa prima del giudizio internazionale Salvatore Girone, il marò che ancora si trova in India dopo che il Tribunale del Mare di Amburgo ha di fatto congelato la situazione. Una mossa, quella di Matteo Renzi, che arriva, spiega sul Corriere della Sera Danilo Taino, a sorpresa. L’Italia, infatti, punta a fare pressione sull’India utilizzando il possibile ingresso del Paese nel “Mtcr, il gruppo tecnologico che si occupa di missili, del quale fanno parte 43 Paesi e che è considerato un club rilevante tra i Paesi che lavorano per rafforzare la non proliferazione di armi potenzialmente nucleari”.

L’India, qualche tempo fa, ha chiesto di entrare nel Mtcr scontrandosi però con il no dell’Italia. No che potrebbe rientrare nel caso di una politica accomodante per la questione Girone. L’Italia vuole ottenere che il fuciliere, così come Salvatore Latorre (da tempo in Italia dopo un intervento al cuore) possa attendere in patria il verdetto.

Spiega Taino che sono due i possibili risultati della pressione italiana sugli Usa:

Nella visione più ottimista, il governo di Narendra Modi darebbe indicazione all’avvocato dello Stato e ai ministeri degli Interni, della Giustizia e degli Esteri di chiedere alla Corte suprema indiana di congelare il caso in attesa dei risultati dell’arbitrato e di liberare Girone, oggi in libertà provvisoria a Delhi, e Latorre, in convalescenza in Italia. Si tratterebbe di una mossa distensiva dell’India che tra l’altro metterebbe il collegio arbitrale in una posizione di maggiore tranquillità per decidere dove si deve svolgere il processo per l’uccisione di due pescatori dello Stato del Kerala avvenuta il 15 febbraio 2012. I marò aspetterebbero la decisione in Italia.

C’è un secondo scenario leggermente più complesso. Spiega sempre Taino:

Una seconda ipotesi è che il governo di Delhi dia in qualche modo indicazione al giudice indiano che fa parte del collegio arbitrale, Chandrasekhara Rao, di tenere un atteggiamento positivo quando il collegio stesso discuterà la richiesta italiana di misure provvisorie da applicare al caso. Roma ha infatti avanzato una richiesta affinché i cinque giudici stabiliscano, tra le altre cose, che Girone e Latorre possono aspettare la scelta della giurisdizione in patria. Verso metà gennaio, dovrebbe arrivare la risposta indiana. Poi, in febbraio ci saranno le audizioni del collegio e attorno a marzo ci dovrebbe essere la decisione. Se Delhi dovesse essere collaborativa, le misure provvisorie avrebbero più chance di essere accettate: gli arbitri sono Rao, il coreano Jin-Hyun Paik, il russo Vladimir Golitsyn – tutti e tre membri del Tribunale internazionale per la legge del mare di Amburgo – il giamaicano Patrick Lipton Robinson della Corte internazionale di Giustizia dell’Aja, il professore italiano Francesco Francioni, docente di diritto internazionale a Siena.

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