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Marocco, arrestato un italiano collegato all’Isis

PARIGI – Le autorità marocchine hanno annunciato l’arresto di un cittadino italiano accusato di preparare attacchi per l’Isis. L’uomo, che non è stato identificato, è stato arrestato all’aeroporto di Oujda, vicino al confine con l’Algeria. Risiedeva in Belgio, ma aveva trascorso un lungo periodo a Casablanca dopo il suo arrivo in Marocco nel 2015.

A fornire alcuni dettagli è stato il ministro dell’Interno marocchino, secondo il quale l’italiano è stato indottrinato da gruppi di radicalisti islamici, tanto che avrebbe tentato di unirsi ai campi di addestramento dell’Isis nel 2014. L’uomo, secondo quanto hanno comunicato le autorità marocchine, è stato arrestato mercoledì scorso.

E intanto la procura di Palermo darà parere negativo alla scarcerazione dell’eritreo arrestato in Sudan ed estradato in Italia con l’accusa di essere tra i capi di una delle maggiori organizzazioni che gestiscono la tratta dei migranti dall’Africa alle coste siciliane.

I pm Maurizio Scalia, Gery Ferrara e Claudio Camilleri, che hanno coordinato l’indagine che ha portato all’arresto, depositeranno al gip, a cui il legale dell’eritreo ha chiesto la scarcerazione, una memoria. Oltre a dire no alla liberazione dell’africano, nella memoria i magistrati ribadiscono gli elementi a suo carico.

L’eritreo è stato localizzato a Khartoum dagli investigatori della Nca inglese ed arrestato dai sudanesi. A portare la Nca sulle tracce dell’uomo sono state tra l’altro alcune intercettazioni di telefonate partite, il 23 maggio, da un cellulare ritenuto riconducibile al trafficante ricercato. Conversazioni in cui si sarebbe parlato dei viaggi di migranti verso l’Italia. La voce dell’uomo intercettato, poi, secondo i periti che hanno tradotto le chiamate, sarebbe la stessa del trafficante registrato due anni fa e ricercato dai pm di Palermo che indagavano sulla tratta. I magistrati hanno affidato nei giorni scorsi a un consulente fonico la comparazione delle telefonate per un giudizio certo.

L’eritreo fermato, che ha detto di chiamarsi con un nome diverso da quello attribuito dagli investigatori al ricercato, (elemento non decisivo visti i tanti alias usati dal trafficante – ndr), ha smentito di aver un ruolo nella tratta e ha sostenuto, davanti ai magistrati che l’hanno interrogato, di essere un profugo e di trovarsi in Sudan con l’intenzione di raggiungere poi l’Italia. La versione fornita dall’arrestato, che ha negato di conoscere una serie di persone attraverso le quali, invece, gli inquirenti erano risaliti a lui, è stata smentita. I contatti, infatti, ad esempio con alcuni eritrei residenti in Svezia, sarebbero dimostrati. Restano i dubbi sulle generalità del ricercato, conosciuto come Medhane Yehdego Mered,ma mai identificato con certezza.


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