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Messico, assassina e boss dei narcos: “Rapporti con i cadaveri”

ROMA – Ha lavorato con lo spietato Zeta, uno dei cartelli della droga più pericolosi del Messico e ora Juana, dalla sua cella in California, sostiene di aver avuto rapporti sessuali con i cadaveri decapitati e bevuto il loro sangue. L’assassina, nota anche come “la Peque” (la piccola), detenuta a Baja in attesa di giudizio, ha detto:”Fin da bambina ero una ribelle, poi sono diventata tossicodipendente e alcolista”.

Juana, nata a Hidalgo vicino a città del Messico, a 15 anni è rimasta incinta di un uomo più grande di 20 anni. Per mantenere se stessa e il bambino, è diventata una e poi è entrata nella Zeta, un’organizzazione criminale considerata prima di tutto un cartello della droga. All’inizio il suo ruolo era quello di “falco” (halconeo) ossia di vedetta, anche otto ore in piedi nutrendosi di un solo taco al giorno, per avvistare polizia e pattuglie dell’esercito ma si è poi trasformata in una criminale senza scrupoli.

La prima volta che vide la testa di un uomo fracassata con una mazza, si sentì “triste, pensai che non volevo finire come lui” ma sua avversione al sangue, tuttavia, non durò a lungo. Un sito news locale Denuncias, sostiene che Juana “iniziò a provare eccitazione alla vista del sangue, se lo strofinava addosso e dopo aver ucciso una vittima si inzuppava del suo sangue”. La Peque, ha affermato:”L’ho anche bevuto quando era ancora caldo”. Denuncias, afferma che Juana ha “insinuato” di aver “fatto con i cadaveri di persone decapitate, con le loro teste mozzate, così come con le altre parti del corpo per ottenere piacere fisico”.


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