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Migranti: America e Europa, unica rete di trafficanti?

ROMA – Dall’America all’Europa: c’è un’unica rete di trafficanti di migranti? E’ l’inquietante ipotesi sollevata da un’esperta del settore, Ann Mettler, responsabile dell’European Political Strategy Centre (Epsc) della Commissione Ue, il think tank voluto dal presidente Juncker. Ecco cosa spiega Marco Zatterin de La Stampa:

Ann Mettler scandisce le parole, è chiaro che le sta pesando. Racconta di un briefing sulla sicurezza delle frontiere «con dei colleghi Usa», in cui «ci è stato detto che alcune delle gang impegnate nel contrabbando di esseri umani nel Nord America, quelle che operano al confine con il Messico, sono ora attive anche in Europa». Si ferma, fa una pausa. Poi riprende, la responsabile dell’European Political Strategy Centre (Epsc) della Commissione Ue, la think tank voluta dal presidente Juncker. Ha il ritmo da maratoneta del pensiero e un solido inglese velato di americano. «Quello che talvolta non si capisce è che le migrazioni illegali rendono più potenti i network criminali e diffondono la corruzione».

È una questione globale. C’è un grande e cattivo fratello che sfrutta i disperati e incassa liquidità a palate. Un rapporto appena diffuso da Europol rivela «che il business dei migranti è un affare multinazionale», orchestrato da persone provenienti da «oltre 100 Paesi, dentro e fuori l’Unione». Il fatturato stimato per l’ignobile commercio è fra i cinque e i sei miliardi (2015), denari sborsati quasi sempre in contanti. Sono stati identificati oltre 250 centri di smistamento clandestini gestiti dai trafficanti. I poliziotti a dodici stelle non parlano esplicitamente di rete transatlantica, ma il sospetto è legittimo, tanto ampie sono l’organizzazione e la possibilità di guadagno, il disturbo politico che il dramma dei profughi concede ai criminali. «Abbiamo indicazioni che la stessa Isis possa essere entrata in questa attività», interviene Ann Mettler, nata a Malmö da madre svedese e padre tedesco, una lunga carriera nella strategia politica, a Washington, al World Economic Forum, al Lisbon Council, quindi alla Commissione per seminare idee e orientamenti. L’Isis? «Non è necessariamente nel traffico illegale – risponde -, però potrebbe offrire dei passaggi sicuri». Ad esempio «non creano ostacoli a chi attraversa un loro territorio».

La diagnosi è che il mancato controllo dei flussi migratori è una minaccia concreta dalle mille facce. Nel documento sui migranti, Europol aggiunge un’insidia. Scrive che «i terroristi potrebbero usare le risorse dei trafficanti per raggiungere i propri obiettivi». Ann Mettler è convinta che «ovunque vi sia un aumento di comportamenti fuorilegge, i “policymaker” hanno il dovere di essere attenti». È sicuro, dice, «che ci sono stati episodi di corruzione, forse anche fra le persone che vigilano sui confini». Brutta storia. Perché «ogni volta che ti lasci scappare la situazione di mano, è duro riprendere il controllo». L’Epsc è lineare. «Rimpiazzare la migrazione illegale con quella legale», recita l’analista. Il nodo è che, in genere, l’Europa non è capace di rispedire a casa quelli che arrivano, così chi insegue l’asilo sa che, per averlo, deve arrivare fisicamente da noi. Non c’è altro canale. «È un sistema guasto che offre incentivi errati – insiste la svedese-. Così li spingiamo nell’economia clandestina e alimentiamo comportamenti fuorilegge. Senza contare l’effetto attrazione, perché sentono di non aver nulla da perdere».