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Migranti arrivano senza donne: maschi il 73%, in Italia 90%

ROMA – Il 73% degli 1,2 milioni di migranti che bussano alle porte dell’Europa, arrivano senza donne. E l’Italia è in cima alla lista: 9 su 10 richiedenti asilo sono di sesso maschile. A fare i conti, dopo i fatti di Colonia, è il settimanale Economist che si interroga sui rischi che un simile squilibrio di genere già comporta per l’intero continente. E non è un fatto di razzismo: statistiche alla mano, l’80-90% dei crimini è commesso da giovani uomini adulti. Quindi, più uomini, significa statisticamente più criminalità. Ma i numeri non sono per forza allarmanti. La situazione può variare da paese a paese.

Sara Gandolfi sul blog del Corriere La 27esima Ora, prova ad analizzare i dati:

“Non sappiamo ancora abbastanza della situazione demografica attuale per trarre delle conclusioni sui fatti di Colonia”, mette le mani avanti Andrea Den Boer, docente di politica e relazioni internazionali all’Università di York. “Finora non è stata compiuto alcuno studio specifico nelle popolazioni migranti, ma le mie ricerche in India e in Cina (dove la politica del figlio unico ha provocato un netto calo nella nascita di femmine, ndr) confermano che gli squilibri di genere nelle popolazioni più giovani conducono a una maggiore instabilità sociale, tra cui un aumento della criminalità e della violenza, in particolare contro le donne”.

La ricerca di Den Boer ha provato anche che, sul lungo periodo, le società con un alto numero di uomini che rimangono ai margini della società — perché impossibilitati a sposarsi o a ricongiungersi con le famiglie, o perché disoccupati — sono più instabili e soffrono di un crescente numero di crimini, abuso di droga, gang fuorilegge. Il rischio di ripercussioni negative aumenta nelle società in cui il passaggio alla vita di coppia è ritardato — come avviene tra i profughi e i migranti soli in Europa. “I celibi sono più propensi a commettere atti criminali rispetto agli uomini sposati o impegnati sentimentalmente”, conferma Den Boer. In più “i giovani uomini soli tendono ad unirsi in gruppo e, inevitabilmente, il comportamento di un gruppo è più antisociale di quello di un individuo solo”. Come hanno dimostrato i fatti di Colonia.

Non tutte le migrazioni di massa però vengono per nuocere. Den Boer cita il caso della Germania, che negli anni Settanta ha accolto oltre 2,6 milioni di lavoratori stranieri, per la maggior parte uomini. Si fermavano un paio di anni per poi fare ritorno in patria, avendo contribuito alla crescita economica tedesca.

“La chiave è far sì che i migranti possano compiere la transizione  – spiega Den Boer –  diventare partecipanti a pieno titolo della vita sociale ed economica dello Stato in cui vivono. La maggior parte dei migranti in Europa, invece, sta ancora cercando di ottenere l’asilo politico, o addirittura non rientra neppure nelle statistiche ufficiali dei richiedenti asilo. La Germania ad esempio sostiene di aver accolto un milione di migranti nel 2015, ma finora ha registrato solo circa 400.000 richieste di asilo”.

Così se in Svezia è allarme perché il 17% dei migranti sono giovanissimi che rischiano di alterare gli equilibri di genere (dagli attuali 106 teenager maschi ogni 100 femmine, si rischia di arrivare a 116 su 100), l’Italia è ancora in grado di assorbire i nuovi arrivati. Osserva Sara Gandolfi:

In base alle cifre di Eurostat sui richiedenti asilo, l’Italia ha la più alta percentuale di richieste «maschili», rispetto agli altri Stati europei. “Ad ottobre 2015, il 90% delle 82 mila richieste erano di uomini, per la maggior parte giovani tra i 18 e i 34 anni — conferma Den Boer — Ma l’Italia dovrebbe essere in grado di assorbire i nuovi arrivati e mitigare le conseguenze di questi numeri”.

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