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Migranti, Libia salva e riporta indietro 800 profughi

Migranti, Libia salva e riporta indietro 800 profughi

Migranti, Libia salva e riporta indietro 800 profughi

ROMA – La Libia cambia politica: la guardia costiera di Tripoli ha recuperato oltre ottocento migranti a poche miglia da dove le loro carrette erano salpate. I migranti sono stati riportati indietro.

E’ accaduto sabato 5 agosto, in una giornata invece ‘tranquilla’ per le navi militari italiane e quelle delle ong che pattugliano le acque internazionali. In serata veniva segnalata una sola operazione di soccorso in favore di un gommone con circa 130 persone a bordo.

E’ un’inversione di tendenza significativa quella che si è registrata nelle ultime ore sulla rotta Libia-Italia: “Si tratta solo di capire se è un caso o se le intese tra i due Paesi per stroncare il traffico di esseri umani cominciano a produrre risultati concreti”, dice una fonte che conosce bene il dossier migranti.

Il portavoce della Marina militare libica, Ayoub Qassem, usa la forma di un comunicato ufficiale per spiegare che la guardia costiera libica ha “recuperato e salvato” 826 migranti in due diverse operazioni a nord di Sabrata.

I migranti, tra cui anche bambini (di nazionalità libica, marocchina, tunisina, algerina, sudanese, siriana e di Paesi subshariani) erano a bordo di tre gommoni e due barche di legno. Intercettati a qualche miglio dalla costa sono stati riportati sulla terraferma e affidati all’organismo che si occupa della lotta alla migrazione clandestina e ai trafficanti di esseri umani.

Più nel dettaglio, secondo quanto si è appreso da altre fonti, degli 826 migranti, 464 sono stati recuperati dalla guardia costiera di Zawia, che ha bloccato i due barconi, mentre gli altri sono stati fermati dai militari di Sabrata, che si sono occupati dei gommoni. Dunque, due località da dove nei giorni e nei mesi scorsi le carrette partivano indisturbate a decine, diventano ora dei presidi anti-scafisti.

Significativo, in particolare, è il caso di Zawia, la cui guardia costiera è in assoluto la più attiva nel contrasto al traffico di migranti. A capo di questo distaccamento vi è un personaggio controverso: il giovane tenente Abdulrahman Milad, detto Bijia, rampollo di una delle tribù che controllano quell’area. Anche i media si sono occupati di lui per i metodi “sbrigativi” usati con i migranti e per le sospette collusioni con i trafficanti. C’è anche chi lo ha indicato come il boss della tratta di esseri umani in quella zona della Libia, ed ora è proprio il suo distaccamento quello più incisivo nell’azione di contrasto.

Intanto continua senza scossoni e dovrebbe concludersi in un paio di giorni la ricognizione del pattugliatore Comandante Borsini preparatoria alla missione di supporto (tecnico, logistico, operativo e di addestramento) dell’Italia alla Marina e alla Guardia costiera libiche.

Una fregata e un pattugliatore della Marina sono pronte, si aspetta solo il disco verde finale di Tripoli. Che non dovrebbe tardare. Il portavoce della Marina Qassem, in un’intervista, ha sottolineato l’importanza di questo intervento “per aumentare le nostre capacità tecniche” e, in definitiva, per “difendere la nostra sovranità”.

E a chi critica l’intervento italiano (come il generale Khalifa Haftar) proprio perché, al contrario, quella sovranità verrebbe così compromessa, invita a mandare degli “osservatori civili” sulle navi “per verificare di persona”.

Infine, l‘Onu. Il nuovo rappresentante speciale per la Libia, Ghassan Salamé, ha svolto sabato la sua prima visita a Tripoli dove ha incontrato il premier Fayez al Sarraj. Martedì prossimo, alla Farnesina, vedrà il ministro Alfano.

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