Blitz quotidiano
powered by aruba

Mistero Usa, paziente senza identità in ospedale da 16 anni

SAN DIEGO (FLORIDA) – Mistero Usa, paziente senza identità in ospedale da 16 anni. Solo adesso, dopo infinite ricerche, il passato e il nome di quell’uomo sono stati scoperti e finalmente potrà ritornare a essere circondato dall’affetto dei suoi cari. Quando nel 1999 Garage 66, questo il nome con cui è stato identificato in tutti questi anni in ospedale, ha avuto un incidente con il suo minivan le sue condizioni apparivano disperate: aveva sbandato con la sua vettura ed era stata sbalzato fuori dall’abitacolo precipitando rovinosamente sull’asfalto vicino a El Centro, al confine tra Stati Uniti e Messico.

La notizia viene riportata dal New York Post che ricorda come l’uomo venne trasportato immediatamente in ambulanza allo Sharp Coronado Hospital di San Diego, negli Usa, diventato da allora la sua casa. I medici gli hanno salvato la vita ma da quel giorno non può più parlare e non è in grado di interagire con l’ambiente.

Federica Macagnone per Il Messaggero racconta:

Negli anni numerose famiglie si sono fatte avanti credendo che l’uomo fosse un loro caro. Ma ogni tentativo non era andato a buon fine. Nel 2014 l’ospedale ha iniziato a lavorare con i media locali per rendere pubblica la storia nel tentativo di individuare la sua famiglia, ma si è dovuto attendere dicembre dello scorso anno per avere i primi riscontri. Il passato, il nome e tutti i dettagli della vita di quell’uomo sono rimasti sconosciuti per 16 anni fino a quando, venerdì, il Consolato messicano a San Diego ha annunciato che, grazie alla collaborazione e allo sforzo di medici, autorità per l’immigrazione e politici, Garage 66 ha finalmente un nome.

Sharp HealthCare, però, ha detto di non voler rivelare il nome del paziente e i dettagli sulle sue condizioni a causa delle leggi sulla privacy. «Ora gli operatori sanitari possono rivolgersi a lui per nome – ha detto Tom Hanscom, portavoce dello Sharp HealthCare al San Diego Union-Tribune – Stiamo festeggiando il fatto di aver restituito la dignità a una persona che ora ha nuovamente un’identità e una storia. E siamo contenti per la famiglia che per molti anni non ha saputo nulla delle sue condizioni e del suo destino». Ora i familiari hanno chiesto di poter godere di questo momento nella privacy assoluta.


TAG: ,