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Muore per terapia alternativa cancro. Google cinese indagato

PECHINO – Un giovane studente ha cercato online una cura alternativa per la rara forma di cancro di cui soffriva e l’ha trovata su Baidu, il Google cinese. La cura però si è rivelata inefficace e lo studente Wei Zexi è morto, accusando pubblicamente sui social media quanto stava avvenendo. Per il motore di ricerca Baidu sono iniziati i guai: è finito sotto inchiesta, con l’amministratore delegato Robert Li che è stato convocato dalle autorità e l’azienda che in un solo giorno ha bruciato 5,3 milioni di dollari in borsa.

Cecilia Attanasio Ghezzi su La Stampa scrive che tutto è iniziato quando lo studente aveva trovato sul motore di ricerca Baidu, analogo di Google in Cina, un sito dell’ospedale militare numero due di Pechino che offriva cure alternative al cancro per 25mila euro. Wei si è sottoposto alle cure ma le sue condizioni sono peggiorate e ha denunciato l’offerta di “cure ingannevoli”, coinvolgendo nell’inchiesta anche Baidu:

“Il ragazzo è morto. L’amministratore delegato Robert Li è stato convocato dalle autorità per la morte dello studente e la sua azienda ha bruciato 5,3 miliardi di dollari in un solo giorno. Baidu si è detto disponibile a fornire tutte le spiegazioni del caso e il dipartimento della clinica che aveva offerto le sue cure “ingannevoli” per oltre 25mila euro è stato chiuso ieri.

La polemica sui social media cinesi in verità va avanti da oltre un mese. Il 26 febbraio, prima di morire Wei Zexi, aveva raccontato la sua storia su Zhihu, un sito dove è possibile fare domande e riposte simile a Quora. La sua idea era quella di prevenire che altri, cercando una cura per il suo stesso male, cadessero nel suo stesso errore. Il 12 aprile sua madre aveva dato notizia del suo decesso sulla stessa pagina. Il web si è scatenato. L’hashtag #IncidenteWeiZexi ha collezionato oltre 18 milioni di visualizzazioni e 11mila commenti.

Non è infatti la prima volta che Baidu è stato accusato di anteporre i suoi guadagni alla salute dei cittadini. Il 30 per cento della sua raccolta pubblicitaria si basa su prodotti inerenti alla salute. E l’ospedale in questione era affiliato al cosiddetto “clan di Putian”, un gruppo di medici e imprenditori della provincia sudorientale del Fujian già noto per proporre ai pazienti dubbi e cari trattamenti per malattie veneree e problemi riproduttivi.

A gennaio scorso, una polemica simile aveva infiammato il web. Il posto di moderatore di almeno una chat tematica tra malati di emofilia era stato venduto e i circa 5mila malcapitati partecipanti si erano trovati invasi da false informazioni e pubblicità ingannevoli. Allora come oggi gli internauti hanno lanciato una campagna per boicottare il motore di ricerca”.


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