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YOUTUBE Narcos colombiani a Palermo: fotografati all’aeroporto, sembrano turisti

Narcos colombiani a Palermo: fotografati all'aeroporto, sembrano turisti

Narcos colombiani a Palermo: fotografati all’aeroporto, sembrano turisti

PALERMO – I  narcos colombiani sono tornati in Sicilia. Li hanno sorpresi all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo: sembravano turisti insospettabili, trolley al seguito e Blackberry alla mano, ma in realtà erano emissari dei terribili cartelli della droga sudamericani arrivati per trattare affari, concordare pagamenti, allargare il portafoglio clienti. Mercoledì mattina gli investigatori della polizia e della Guardia di Finanza hanno notificato 19 misure cautelari per spaccio di stupefacenti aggravato dalla transnazionalità. La maxi operazione anti droga è coordinata dal pm Maurizio Agnello e del procuratore aggiunto Salvo De Luca.

Sono due le indagini – ribattezzate Cinisari e Metemi – che hanno portato a smantellare l’organizzazione già tornata attiva in Sicilia, Calabria e Campania. La mente dell’organizzazione che avrebbe gestito il traffico internazionale di stupefacenti sarebbe Alessandro Bono, 38 anni, di Carini (Palermo). Secondo le indagini coordinate dalla Dda di Palermo era lui ad acquistare la droga che dai paesi dell’America del Sud arrivava allo scalo Falcone Borsellino di Palermo nascosta trasportata da ignari corrieri.

I quattro ambasciatori della droga viaggiavano con tutto il necessario stipato in un piccolo bagaglio a mano, mentre ignari corrieri Dhl trasportavano la droga ben nascosta dentro caffettiere, libri o pedane di legno. Gli investigatori stanno cercando di decifrare la chat del telefonino che veniva utilizzata dai trafficanti.

Come riporta Salvo Palazzolo sul quotidiano la Repubblica:

Ma cosa ci fanno gli emissari del narcos a Palermo? Prendono contatti con l’acquirente, cercano altri insospettabili clienti, curano i pagamenti. Evidentemente, i trafficanti siciliani sono tornati ad essere affidabili, e soprattutto in grado di pagare anticipatamente e senza problemi, garanzie che negli ultimi anni erano saltate per l’incalzare delle inchieste giudiziarie e dei sequestri in Sicilia. Così, si era consolidato il patto fra i narcos e i calabresi dell’Ndrangheta, il monopolio di Cosa nostra nel traffico internazionale di droga era rimasto un ricordo degli anni Ottanta.

Ora, lo scenario sembra cambiato, e sorgono diversi interrogativi, uno soprattutto: se per davvero, come dicono gli analisti, Cosa nostra siciliana è in crisi, dove trova i soldi per gestire un nuovo patto d’affari con i narcos? L’ultimo manager arrestato, Alessandro Bono, non è un mafioso, ma aveva una rete di contatti di rilievo, su cui ora indagano il nucleo di polizia tributaria diretto dal colonnello Francesco Mazzotta e la squadra mobile di Rodolfo Ruperti.

Oltre ai quattro arrestati, in tutto sono finiti in manette in 19 tra Sicilia, Campania e Calabria. Sono indagati a vario titolo per reati in materia di stupefacenti aggravati dalla transnazionalità (video Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev). 

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