Blitz quotidiano
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Nobel Letteratura: addio Dario Fo, benvenuto Bob Dylan (con polemica)

ROMA – Addio a un premio Nobel, evviva il nuovo premio Nobel: curiosa coincidenza che il 13 ottobre abbia segnato la morte di un Nobel per la Letteratura, Dario Fo, e l’assegnazione già contestatissima del medesimo premio a Bob Dylan. Non si è fatto letteralmente in tempo a piangere la scomparsa di Fo che subito è arrivata la notizia che quest’anno il prestigioso premio non è stato assegnato ad un poeta o a uno scrittore o a un drammaturgo, non in senso letterale almeno, ma a un compositore e cantante, Bob Dylan appunto.

Sui social, grandi amplificatori dell’ego, è partito subito il balletto dei ricordi rigorosamente autoriferiti dello scomparso Fo. Dalla compagine M5S (Da Roberta Lombardi a Virginia Raggi) che di una vita lunghissima e piena, che ha abbracciato la Repubblica di Salò, il ’68 e la contestazione, ricordano solo le recenti simpatie grilline; fino a Renato Brunetta che ha sentito l’impellente esigenza di chiudere in un tweet una vendetta tardiva: “E’ stato razzista sulla mia altezza”.

Neanche il tempo di salutarlo che i social, implacabili arbitri dei nostri umori, ci hanno subito consegnato un’altra tabella di priorità: il nuovo premio Nobel per la letteratura è Bob Dylan. Il che a molti ha imposto successiva riflessione: “e che c’azzecca Dylan con la letteratura?”.

E’ questo “partito” che ha consegnato riflessioni e perle memorabili. Pacato Alessandro Baricco: “Dylan è un grandissimo. Andare a un suo concerto oggi è una delle esperienze più grandi ed emozionanti che si possano fare nello spettacolo. Ma, per quanto mi sforzi, non riesco a capire che cosa c’entri con la letteratura”.

Più livoroso lo scrittore Irvine Welsh: “Sono un fan di Dylan, ma questo è un premio pieno di nostalgia mal concepita, strappato dalla prostata rancida di senili hippy farfuglianti”, ha, rigorosamente su Twitter, commentato a proposito della giuria dei 18 che, va detto, ha votato Dylan a larga maggioranza.

Definitivo il giapponese Haruki Murakami che al disappunto per Dylan ha unito quello per la mancata assegnazione a se stesso (era un favorito), un doppio colpo esorcizzato dall’immancabile post su Facebook: “Non dispiacerti per te stesso. Solo gli stronzi lo fanno”.