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Nuova Zelanda: lui muore, lei sopravvive un mese in montagna tra neve e gelo

ROMA – Ha perso il compagno, precipitato da una scarpata e morto fra le sue braccia, è sopravvissuta in montagna all’addiaccio per tre giorni prima di poter raggiungere un rifugio attrezzato, dove è sopravvissuta da sola per un mese e dove, un mese dopo, è stata trovata e soccorsa. E’ la brutta avventura accaduta a Pavlina Pizova, trekker 33/enne della Repubblica Ceca, intrappolata da nebbia e gelo invernale sulle montagne della Nuova Zelanda, che l’ha raccontata oggi, con la voce rotta dai singhiozzi di pianto, in una conferenza stampa a Queenstown, riportata da vari media internazionali.

Pizova e il suo compagno Ondrej Petr, 27 anni, entrambi esperti escursionisti, avevano intrapreso il 26 luglio, in pieno inverno, la traversata in quota del Fiordland National Park, nell’Isola meridionale della Nuova Zelanda. Ma dopo due giorni le condizioni del tempo sono peggiorate, sono arrivati nebbia fitta e gelo e i due si sono persi. “Le condizioni erano estreme, ci siamo imbattuti in nevicate pesanti e nuvole basse, che hanno mandato all’aria il nostro piano di raggiungere il Lake McKenzie Hut (un bivacco attrezzato con posti letto e viveri), obbligandoci a passare la notte all’aperto”, ha raccontato la ragazza, vestita in pile e scarponcini, leggendo un testo in uno stentato inglese e in preda all’emozione.

“Durante un tentativo di raggiungere il bivacco è accaduto il tragico incidente in cui il mio partner è caduto ed è morto”: Ondrej è caduto e rotolato giù per una ripida scarpata sassosa, ed è morto poche ore dopo. E lei ha così dovuto trascorrere altre due notti all’aperto, sotto la neve e con temperature polari e completamente da sola. Pizova ha raccontato di aver riempito il suo sacco a pelo con tutti gli indumenti che aveva e di essersi dovuta massaggiare continuamente i piedi per evitarne il congelamento. Quando la visibilità è migliorata, Pavlina è riuscita a trovare il sentiero per il rifugio invernale, che distava solo 2 chilometri da dove si trovava.

Il Lake McKenzie Hut è divenuto la sua solitaria dimora per un mese: “Nel bivacco, considerando le mie condizioni fisiche, la neve altissima, sapendo che avrei trovato valanghe sulla mia strada, ho pensato che sarebbe stato più sicuro restare in quel posto sicuro”. Durante questo periodo la ragazza si è costruita un paio di ciaspole artigianali e ha formato una grande lettera ‘H’ (“Help”) con i sassi nella neve nella speranza di essere avvistata dall’aria o da lontano. Ma la coppia non aveva lasciato detto a nessuno del suo percorso di trekking e solo un mese dopo il consolato ceco in Nuova Zelanda ha dato l’allarme. La polizia ha trovato la loro auto parcheggiata alla base del sentiero e ha rintracciato la ragazza nel rifugio ieri, mettendo così fine alla terribile prova.