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Omar Mateen, il jihadista gay che ha fatto strage di gay

ORLANDO – Omar Mateen potrebbe passare alla storia, una storia nefasta, come il jihadista gay che ha fatto strage di gay. Sposato, separato, musulmano estremista, simpatizzante dei taliban e dell’Isis, ma omo. Una doppia vita e una doppia morale che sono andate patologicamente in conflitto. Dopo la strage al Pulse di Orlando emergono alcune voci: era gay, “rimorchiava uomini nei bar”, frequentava quello stesso locale che sabato ha crivellato di colpi. Non è difficile intuire che in una cultura oscurantista come quella dell’estremismo islamico le pulsioni omosessuali sono bandite, un peccato contro Dio, e non è nemmeno difficile intuire quanto la carneficina di gay fatta da Omar fosse un tentativo, patologico, malato e criminale, di purificare quello che lui vedeva come un male e non solo, evidentemente, negli altri.

Omosessualità e jihadismo: uno degli ostaggi sopravvissuti, Patience Carter, ha riferito di averlo sentito spiegare alle persone barricate con lei nei bagni che voleva che “l’America smettesse di bombardare il suo Paese”. Le indiscrezioni e le testimonianze raccolte indicano una verità sconvolgente: il ragazzo di origine afghana era stato più volte al Pulse, il club teatro del massacro. E – come racconta l’Orlando Sentinel – era un assiduo frequentatore di chat online per omosessuali, iscritto anche a una app per incontri gay chiamata ‘Jack’d’.

In un’intervista a un giornale brasiliano, ripresa dal New York Post, è poi la ex moglie Sitora, con cui Omar fu sposato per qualche mese nel 2009, a confermare le sue tendenze sessuali, mentre un ex compagno di scuola del killer racconta come una volta ricevette un invito esplicito ad uscire insieme.

Intanto i feriti ancora ricoverati sono 27, e sei versano in gravi condizioni. “Il bilancio delle vittime potrebbe aggravarsi”, ammettono i medici. I racconti dei testimoni si moltiplicano e danno il senso dell’orrore che ha sconvolto la vita delle decine di sopravvissuti. Con l’immagine di un killer calmo, freddo, spietato, che rideva mentre sparava. Insensibile al pianto degli ostaggi che lo supplicavano, implorandolo di salvare loro la vita. Ma lui implacabile si accaniva sui corpi, e sparava più volte contro lo stesso bersaglio per essere sicuro di aver ucciso la sue vittime. Sempre più nella bufera, poi, l’Fbi, accusata da più parti di aver fallito, di non essere riuscita a fermare un uomo che aveva messo sotto sorveglianza e interrogato per ben due volte. Ma alla fine Omar non era stato considerato una minaccia, nonostante i suoi viaggi in Arabia e nonostante – come emerge dai racconti di familiari e amici – fosse un tipo instabile e violento. E sensibile alla propaganda estremista, come confermano, stando alla Cnn, le sue ricerche on line per materiale jihadista, compresi video dell’Isis su decapitazioni.

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