Blitz quotidiano
powered by aruba

Oscar Pistorius si difende in tv: “Reeva non mi vorrebbe in carcere”

PRETORIA – “Sono certo che Reeva non vorrebbe mai vedermi sprecare la mia vita in carcere“. Così Oscar Pistorius torna a difendersi pubblicamente con un’intervista all’emittente britannica Itv. La prima mai concessa da quel tragico San Valentino del 2013, quando sparò quattro colpi di pistola contro la porta chiusa a chiave del bagno, nella sua casa a Pretoria. All’interno c’era la fidanzata, la modella di 29 anni Reeva Steenkamp.

Il campione paralimpico già condannato due anni fa in primo grado per omicidio colposo, rischia ora 15 anni di carcere dopo che la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza convertendola ad omicidio volontario. Il prossimo 6 luglio la Thokozile Masipa sarà chiamata a decidere che pena comminare a Pistorius: l’accusa ha chiesto appunto che si applichi almeno la pena minima prevista dal Codice penale sudafricano per l’omicidio volontario, che è di 15 anni.

Nell’intervista a Itv che andrà in onda venerdì 24 giugno Pistorius piange spesso e ripete che la morte di Reeva è stata un tragico incidente: era sinceramente convinto che nell’appartamento ci fosse un intruso. “Sono tornato a casa dopo le 18 – racconta – e ho trovato Reeva sorridente e frizzante. Aveva cucinato un pasto romantico e apparecchiato la tavola con una candela”. Dopo cena, “quando sono andato in camera ho messo la mia arma da fuoco sul lato sinistro del letto. Poi mi sono tolto le protesi e addormentato, fino alle 3 del mattino, quando mi sono svegliato per aver sentito un rumore proveniente dal bagno. Sono stato preso dal panico pensando che qualcuno stesse entrando dalla finestra forse utilizzando una scala”.

Pistorius sostiene di aver preso la pistola e, credendo che Reeva fosse ancora nella stanza, le ha intimato di scendere e chiamare la polizia. “Tutto ad un tratto ho sentito un rumore. Pensando che qualcuno stesse per aprile la porta del bagno ho sparato quattro colpi”.

Poi la tragica scoperta: “Mi sono reso conto che la mia fidanzata non era nel letto, l’ho quindi cercata sul pavimento e dietro le tende, pensando che si fosse nascosta. Quando ho capito che poteva essere nel bagno, ho preso una mazza da cricket e sfondato la porta”. Reeva era in un lago di sangue accasciata sul water [GUARDA LE FOTO CHOC]: “Era morta. C’era sangue dappertutto. Ho cercato di prenderla, ma c’era così tanto sangue che non riuscivo a stare in piedi. Ad un certo punto mi è sembrato che respirasse ancora quindi ho provato a farle la rianimazione bocca a bocca, ma c’era troppo sangue”.

Nella scorsa udienza Pistorius ha provato a giocarsi la carta della compassione: si è tolto le protesi e i calzini, poi in maglietta grigia e short da atletica si è alzato e ha attraversato incerto e barcollante l’aula del tribunale poggiato sulle punte dei moncherini. Il tutto in un silenzio vagamente imbarazzato dell’aula. A chiedere la drammatica dimostrazione è stato il suo avvocato, Barry Roux, nel tentativo di esporne a tutti la vulnerabilità: quell’uomo barcollante e malfermo, ha detto l’avvocato Roux, “non è l’uomo forte e ambizioso” che ha fatto la storia alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi a Londra sei mesi prima della tragica notte di San Valentino del 2013. “Non è l’uomo vincitore di medaglie d’oro che va giudicato”, e non bisogna immaginarlo quella notte “mentre corre verso il bagno con una medaglia d’oro al collo”.

Sopraffatto dalla paura, sostiene la difesa, nel cuore della notte non avrebbe cioè avuto né il tempo né la lucidità per prendere decisioni razionali invece di sparare alla cieca quattro colpi di pistola attraverso la porta chiusa del bagno, credendo, a suo dire, che rinchiuso al suo interno vi fosse un criminale intruso.