Blitz quotidiano
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Pachistano uccide sorella sedicenne perché ha il cellulare

ISLAMABAD – Un uomo pachistano ha ucciso la sorella con un coltello da cucina in un attacco d’ira, dopo averla trovata con un telefono cellulare. Hayat Khan, 20 anni, ha aggredito la sorella sedicenne Sumaira nella loro casa a Orangi Town.  Il capo della polizia, Azfar Mahesar, ha raccontato che la donna è stata in seguito gettata sui gradini, fuori dalla loro abitazione, mentre i vicini tentavano di aiutarla.

Una donna che usa un telefono cellulare, in particolare per comunicare con un maschio col quale non vi sono legami di parentela, è vista come un tabu in una società conservatrice come il Pakistan.

Dalla sua cella, Khan ha detto: “Stava parlando con qualcuno al telefono all’entrata di casa, quando le ho chiesto chi fosse mi ha risposto: perché sei infastidito? Non sono affari tuoi, sono libera di parlare con chi voglio. Volevo solo metterle paura con il coltello, ma è stato un colpo fatale”. Ha poi aggiunto: “Certo che è triste tutto ciò, spero di poter morire anch’io”.

Nel video che un passante ha ripreso con il telefonino si vedono diversi uomini e ragazzi in piedi accanto a Sumaira mentre si contorce dal dolore. Nel video un ragazzo trattiene le lacrime, mentre un altro dice in pashtun: “Portiamola in macchina in ospedale”. La ragazza, che è stata portata in un ospedale privato, è deceduta poco prima dell’arrivo.

Mahesar ha detto che la polizia ha preso l’inusuale decisione di essere parte civile, al fine di evitare una lacuna della legge che permette ai parenti della vittima di perdonare il killer. Ha detto: “Abbiamo registrato il caso a nome dello Stato, non vogliamo dare alla famiglia la possibilità di risolverlo al di fuori del tribunale”. La mossa è arrivata dopo che il padre di Sumaira, Inayat Khan, ha detto ai giornalisti: “Ciò che è fatto, è fatto”, aggiungendo di aver perdonato il figlio.

Centinaia di donne in Pakistan vengono uccise ogni anno dai proprio parenti, con il pretesto di difendere “l’onore familiare”. “A Girl in the River: The Price of Forgiveness”, che racconta la storia di una ragazza sopravvissuta a un “delitto d’onore” , quest’anno ha vinto l’Oscar come miglior documentario.

Il Pakistan ha modificato il proprio codice penale nel 2005, per evitare che gli uomini che commettono omicidi su familiari donne evitino la punizione proclamandosi “eredi” della vittima. Ma l’ultima decisione è lasciata ad un giudice che, dal momento che i parenti hanno perdonato l’assassino, decide se imporre la prigione o meno; una scappatoia che pare sia spesso sfruttata. Il Primo Ministro Nawaz Sharif ha promesso di sradicare il “male” dei delitti d’onore, ma finora non è stata presentata nessuna legge.


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