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Padre Nostro cripto preghiera dei primi cristiani? Mistero a Pompei

ROMA – Una preghiera, il Padre Nostro, nascosta sotto forma di anagramma all’interno di un’iscrizione latina. Questa una delle possibili spiegazioni dietro al mistero del Sator, la cui attestazione più antica è quella rinvenuta a Pompei durante gli scavi del 1925.

L’affascinante tesi, proposta da alcuni studiosi, considera il Sator campano una sorta di cripto preghiera, utilizzata dalle prime comunità cristiane pompeiane per scrivere il nome di Dio, senza essere scoperte e perseguitate.

CHE COS’E’ IL SATOR – E’ una ricorrente iscrizione latina, composta da cinque specifiche parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS, racchiuse all’interno di un quadrato secondo un ordine preciso. Giustapponendo i vocaboli all’interno della figura geometrica, si ottiene un palindromo, una frase che rimane identica se letta da sinistra a destra o viceversa. Al centro campeggia la parola TENET, che forma essa stessa una croce palindromica. (Foto 1). Incerto il significato letterale della frase. AREPO non è un termine strettamente latino, forse deriva dall'”arepos”, tipo di carro celtico. Tra le possibili traduzioni: “Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote”, oppure “Arepo (nome proprio), il seminatore, tiene con maestria l’aratro”.

SIMBOLOGIA CRISTIANA – Il fatto che il Quadrato del Sator sia presente in molte chiese medievali porta a ritenerlo un simbolo della cultura cristiana dell’epoca. Ma era così anche nei secoli precedenti? Ne era certo il pastore evangelico Felix Grosser, che nel 1926 individuò una crux dissimulata nel famoso quadrato, dove la parola PATERNOSTER si incrocia sulla lettera N (Figura 2). La parola che indica la preghiera cristiana si ottiene tramite anagramma, sebbene avanzino quattro lettere: due A e due O.  Per Grosser un’esclusione non casuale, perché si rifarebbero alla simbologia dell’Alfa e l’Omega, il principio e la fine, titolo di Cristo o di Dio nell’Apocalisse di Giovanni, che tuttavia ha una datazione posteriore all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Non si esclude però che anche nella letteratura rabbinica ci fosse qualcosa di simile. A sostegno della tesi di Grosser, il sito Bibbiaweb cita fonti cristiane:

Negli Atti degli Apostoli verso la fine, quando Paolo compie il viaggio da Malta a Roma, era il 61 d.C., si legge (At28,13b.14a): ‘Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l’indomani arrivammo a Pozzuoli. Qui trovammo alcuni fratelli che ci invitarono a restare con loro una settimana’.

Ma cosa dicono gli storici di questa presunta presenza cristiana? “L’esistenza di un gruppo cristiano a Pompei è molto discussa dalla storiografia contemporanea“, spiega Elio Lo Cascio, docente di Storia romana all’università La Sapienza. “(…) Negli ultimi anni – specifica – la storiografia sembra concorde nel rilevare che la presenza dei cristiani in questo luogo è piuttosto evanescente, mentre è ritenuta ovvia la presenza dei culti egiziani e orientali”. Insomma, nessun dato che  conferma quanto sostenuto dai fautori della versione cristiana.

Di fatto, il Quadrato del Sator rimane ancora un grande enigma, difficilmente inquadrabile all’interno di una singola spiegazione. Non bisogna infine sottovalutare il fatto che il simbolo ha avuto un successo tale da essere presente in molti reperti archeologici, sparsi in Europa. Questo ha generato numerose teorie, da quella in chiave cabalistica a quella esoterica e magica. Non ultimo, il possibile collegamento con l’ordine dei Cavalieri Templari.

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  • Padre Nostro cripto preghiera dei primi cristiani? Mistero a PompeiFoto 2 (Padre Nostro, Anagramma Grosser)
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