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Panama Papers. 12 capi di Stato off-shore: Putin, Assad…

ROMA – Panama Papers. 12 capi di Stato off-shore: Putin, Assad… Più di Wikileaks nel 2010, più delle rivelazioni di Edward Snowden, i Panama Papers usciti dall’archivio dello studio legale Mossack Fonseca rappresentano con i suoi 11,5 milioni di documenti e 2,6 terabyte di informazioni la più grande fuga di notizie della storia. A visionarne il contenuto, quasi 400 giornalisti da 76 paesi, riuniti nel ICIJ (il consorzio internazionale di giornalisti, che mette insieme testate storiche come la Sudditsche Zeitung, il Guardian, L’Espresso ecc…)

Aprire un conto a Panama non è di per sé un reato, ma è chiaro che la divulgazione del nome dei clienti (ci sono conti per due miliardi di dollari riferibili a capi di Stato a cominciare da Vladimir Putin, politici, imprenditori, vip, calciatori ecc…) e dei movimenti finanziari di una delle società fornitrici di servizi off-shore più importanti del mondo, è un colpo alla segretezza e alla spregiudicatezza di società d’affari anonime impegnate all’occultamento di capitali destinati ai paradisi fiscali.

Putin e la sporca dozzina off-shore. La lista dei capi di Stato coinvolti comprende oltre a Putin (non direttamente ma una ragnatela di personaggi riconducibili alla sua figura), il Presidente argentino Mauricio Macri, l’ucraino Poroshenko, l’islandese Gunnlaugsson, l’emiro Sultan Al Nahyan, i vecchi presidenti di Ge (Ivanishvili ), Iraq (Allawi), Qatar (l’emiro e il primo ministro entrambi Al Thani), Sudan (al-Mirghani), Ucraina (Lazarenko). Un conto è riferibile al padre del primo ministro britannico David Cameron. Un altro è riconducibile alla famiglia del premier cinese Xi Jinpin.

Panama Papers: evasori fiscali e trafficanti di droga. Capitali spesso provenienti da attività illegali di personaggi che operano in collaborazione con soggetti o entità statali finiti nella black list internazionale come i Signori della droga messicani, legati ad organizzazioni  terroristiche come Hezbollah, sodali di Stati canaglia come come la Corea del Nord, ma anche truffatori abbonati allo schema Ponzi, agenti corrotti dell Fifa, evasori fiscali, perfino come il cittadino americano che mentre veniva condannato alla prigione per i suoi viaggi in Russia per concedersi con orfani minorenni, firmava le carte di un conto segreto.

“Una di queste compagnie forniva il carburante degli aerei che il presidente Assad utilizzava per bombardare migliaia di concittadini in Siria”, l’addebito delle autorità statunitensi. Sono 14.000 i clienti censiti di Mossack Fonseca che ha uffici in 42 paesi in tutto il mondo e 600 impiegati.

La gran parte dei servizi off-shore forniti non violano le leggi. Ma i documenti mostrano che banche e studi legali sono i grandi manovratori per la creazione di società non rintracciabili registrate alle Isole Vergini, a Panama e altri paradisi fiscali.

Mossack Fonseca sta dietro il commercio di diamanti in Africa, il mercato d’arte internazionale e altri business che prosperano nella segretezza. La società ha offerto i suoi servigi ad altrettante teste coronate del Medio Oriente da riempire un palazzo intero.