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Panama Papers, paradiso fiscale vip: Putin, Messi…

LONDRA – Si chiamano Panama Papers. E sono un dossier che rappresenta la più grande fuga di notizie di sempre, 1.500 volte la dimensione dei file svelati da Wikileaks.

Ci sono indiscrezioni sui nomi, la lista completa sarà pubblicata in maggio.

Lo IcIJ, International Consortium for Investigative Journalism è la fonte delle fonti, 70 Paesi sono rappresentati, con 100 testate e 400 giornalisti.

Finora il sito dello Icjc, quello della Suddeutsche Zeitung di Monaco di Baviera e quello del Guardian di Londra hanno puntato il faro sul presidente della Russia Vladimir Putin, che solo negli ultimi tempi avrebbe movimentato qualcosa come 2 miliardi di dollari; hanno inoltre svelato connessioni, dirette o indirette, con il presidenti di Azerbaijan, il re della Arabia Saudita, i primi ministro di Islanda e Pakistan. Si parla anche del primo ministro britannico David Cameron, ma non direttamente: sarebbe stato il defunto padre a trafficare con lo offshore.

Si parla anche di Lionel Messi, ma in parte sono cose note, in Spagna è in corso una inchiesta.

Sui siti dei giornali italiani che se ne sono occupati ci sono anche nomi italiani, ma sono diffusi senza riscontri documentali, in attesa peraltro di “completate le verifiche”.

In tutto, scrive il sito dello Icjc, sono 140 i politici o personaggi pubblici coinvolti a livello mondiale.

In Italia hanno scritto dei Panama Papers i siti di Espresso, Repubblica e Corriere della Sera.

Anche se la parola chiave è Panama Papers in realtà Panama è solo una gamba del tavolo, perché i soldi giravano da un paradiso fiscale all’altro, senza troppe preferenze se non per la segretezza, anche se al centro dello scandalo c’è un poco noto ma molto potente studio legale con sede a Panama, Mossack Fonseca, che ha uffici a Hong Kong, Miami, Zurich e altre 35 località in giro per il mondo.

Milioni di documenti fatti trapelare sui media internazionali che raccontano di  una gigantesca massa di denaro dirottata da studi legali internazionali e banche verso paradisi fiscali per conto di criminali, leader politici e funzionari d’intelligence. Fra i beneficiari di questi schemi ci sarebbero persone indicate come vicine al presidente russo Vladimir Putin, familiari del leader cinese Xi Jinping, del presidente ucraino Poroshenko, del re saudita, dei premier di Islanda e Pakistan. Anche sportivi come l’ex pilota Jarno Trulli e il calciatore Lionel Messi.

Dettagli con prospettiva italiana dei Panama papers sono su La Repubblica:

Ben 11 milioni di documenti, ottenuti da un informatore segreto dello studio legale Lenville Overseas di Mossack Fonseca, con sede a Panama, che ha gestito e gestisce le fortune offshore dei grandi del mondo. Nelle carte figurano nomi come quello del presidente russo Vladimir Putin e del premier britannico David Cameron, quello del pallone d’oro Leo Messi e dell’attore blockbuster Jackie Chan ma anche italiani.

Il Corriere della Sera, invece, punta in particolare sull’affare da due miliardi di euro che riguarderebbe il presidente russo Vladimir Putin. Sulla vicenda, che rischia di essere il più grande scandalo politico finanziario di tutti i tempi, informa sempre il Corriere sono già al lavoro oltre 400 giornalisti di tutto il mondo.

A questa fuga di documenti secondo la Suddeutsche Zeitung, hanno lavorato per oltre un anno, 400 reporter in 80 paesi, il cosidetto International Consortium of Investigative Journalist. I documenti provengono dal database di Mossack Fonseca, la quarta società offshore più grande al mondo, con sede a Panama.A questa fuga di documenti secondo la Suddeutsche Zeitung, hanno lavorato per oltre un anno, 400 reporter in 80 paesi, il cosidetto International Consortium of Investigative Journalist. I documenti provengono dal database di Mossack Fonseca, la quarta società offshore più grande al mondo, con sede a Panama.

Gli italiani nei Panama Papers. Della vicenda si è occupato il settimanale l’Espresso con una lunga inchiesta firmata da Paolo Biondani, Vittorio Malagutti, Gloria Riva, Leo Sisti e Stefano Vergine.

Le carte di questi affari sono custodite nell’immensa banca dati di Mossack Fonseca. Un gigantesco archivio informatico a cui, grazie a un anonimo informatore, hanno avuto accesso i giornalisti dell’Icij, l’International Consortium of investigative journalists. Circa un migliaio di clienti provenienti dal nostro Paese sono citati, a vario titolo, nei documenti che l’Espresso ha consultato. Imprenditori, professionisti, volti noti dello spettacolo, ma anche moltissimi personaggi sconosciuti alle cronache sono approdati a Panama per mettere al sicuro il patrimonio di famiglia.

È la più grande fuga di notizie nella storia della finanza. Undici milioni e mezzo di file segreti su oltre 200mila società offshore. Create dallo studio Mossack Fonseca di Panama. Ecco gli affari riservati degli uomini di Putin, della famiglia Cameron, dei vertici comunisti cinesi. Insieme a star come Leo Messi e Jackie Chan

Nei prossimi giorni, una volta completate le nostre verifiche, daremo conto di questi affari offshore. Intanto va segnalato che nelle carte ricorrono i nomi di due grandi istituti di credito italiani come Unicredit e Ubi. Non solo. I file panamensi aggiungono particolari inediti su vicende giudiziarie come il caso dell’eredità di Nino Rovelli, il re della chimica anni Settanta.

Anche Jarno Trulli, l’ex pilota di Formula Uno, risulta azionista della Baker street sa, una società registrata nelle isole Seychelles e creata con l’assistenza dei legali dello studio Mossack Fonseca. Il campione, ritiratosi dalle corse nel 2012, è andato offshore grazie all’intermediazione del Credit Foncier Monaco, uno degli istituti di credito più forti sulla piazza di Montecarlo. Questo è quanto risulta dalle carte ufficiali, ma Trulli, contattato da l’Espresso tramite il suo manager, non ha risposto alle richieste di chiarimenti.

«Mossack Fonseca non risulta essere un consulente fiscale della capogruppo» è stata invece la replica del portavoce di Unicredit. I file segreti raccontano una storia più articolata. La banca milanese in effetti ha avuto relazioni d’affari con lo studio panamense per la gestione di circa 80 società offshore. Per esempio la Baracaldo inc. e la Overshoot inc. entrambe di Panama, oppure la Nemo partners Ltd, registrata alle Isole Vergini britanniche. Nel 2010 però Unicredit prende le distanze.

Spunta anche Michel Platini, già sospeso dalla Uefa per altre vicende. Riporta l’agenzia Ansa:  Nell’immane massa di documenti dei Panama Papers compare anche il nome di Michel Platini, ex fuoriclasse della Juventus e dirigente attualmente sospeso dell’Uefa. Secondo Le Monde, Platini fece aprire una società offshore circa un anno dopo la sua elezione ai vertici del calcio europeo e chiese agli avvocati della Mossack Fonseca di amministrare la Balney Enterprises Corp., nata a Panama il 27 dicembre 2007.  Il quotidiano francese non ha avuto risposta alle domande poste a Platini sulle finalità di questa società, ma attraverso un suo portavoce ha fatto sapere che “i suoi affari sono assolutamente legali”.