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Papa Francesco abbraccia trans e squillo vittime di tratta

CITTA’ DEL VATICANO – Lo hanno definito un “abbraccio particolarmente significativo” quello che papa Francesco ha ricevuto in Piazza San Pietro, in occasione dell’udienza giubilare, con un gruppo di 50 donne e transessuali, provenienti da 10 Paesi, che hanno vissuto la tragedia della prostituzione, vittime della tratta. E’ così che lo definisce l’Osservatore Romano, che ne ha dato notizia, spiegando che a sostenere le ex- e i trans nel loro sforzo di ritrovare una vita finalmente libera è l’associazione Rabbuni, attiva nella zona di Reggio Emilia e diretta da don Daniele Simonazzi.

“Anche le donne costrette a prostituirsi – hanno spiegato – hanno qualcosa di bello dentro da condividere e da presentare al Papa, hanno voglia di pregare con lui, soprattutto per i loro figli”. E infatti stamane nel gruppo c’erano anche diversi bambini. Il calore dell’incontro è testimoniato da una gioiosa foto di gruppo in cui il Papa è amorevolmente circondato dal gruppo ospite: un episodio che manifesta ancora una volta la libertà e la naturalezza senza vincoli con cui Francesco si rapporta anche a persone come i transgender, basti pensare al fatto che al Giovedì Santo dell’anno scorso, durante la visita al carcere di Rebibbia, c’era un trans persino tra i dodici a cui fece il tradizionale rito della “lavanda dei piedi”.

Sabato 9 aprile, in più, c’era anche l’aspetto della lotta alla tratta di persone, che fa tante vittime nel mondo e che Francesco ha definito più volte un “ contro l’umanità”. Rabbuni è nata nel 1995 “come espressione del desiderio di alcuni cristiani della Chiesa di Reggio di condividere il cammino di chi si trova sulla strada”. I volontari hanno quindi avvicinato le ragazze, per lo più straniere, che si prostituiscono lungo la via Emilia e nella zona di Ponte Enza. “In questi anni – ha detto don Daniele – abbiamo incontrato tantissime ragazze: una parte di loro sta continuando il proprio cammino con noi o lo ha concluso ottenendo la propria autonomia e, in qualche caso, tornando in patria. Abbiamo incontrato anche le loro famiglie e i loro popoli, in particolare quello albanese, quello nigeriano e, più recentemente, quello romeno”. Sempre in Piazza San Pietro, il papa ha incontrato oggi tre detenuti del carcere milanese di Opera, condannati per gravi delitti come l’omicidio, che gli hanno portato le ostie da loro realizzate in carcere nell’ambito del progetto “Il senso del pane”.

“Le nostre mani che ieri hanno ucciso oggi preparano le ostie per l’Eucaristia che è la salvezza del mondo”, gli hanno detto Cristiano Vallanzano, Ciro D’Amora e Giuseppe Ferlito (due stanno scontando l’ergastolo e uno 15 anni), consegnandogli 12 mila ostie, da loro preparate insieme a un quarto detenuto, che il Papa ha promesso di consacrare in una sua prossima messa. “Avevamo scritto una lettera a Francesco – hanno ricordato – che il 17 gennaio scorso ci ha persino salutati e ringraziati all’Angelus. E oggi siamo qui”. Ad accompagnarli c’erano Santi Consolo, capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e Giacinto Siciliano, direttore di Opera. “Il senso del pane”, avviato cinque mesi fa, ha già prodotto 400 mila ostie distribuite gratuitamente in oltre 200 parrocchie italiane e anche in contesti cruciali come Nicaragua, Kurdistan iracheno, Libano, Gerusalemme, Cuba, Sri Lanka e in Africa. In piazza anche il gruppo di detenuti in libertà vigilata ed ex reclusi ospiti della’associazione romana Isola solidale, che si occupa da anni del reinserimento sociale di chi è stato in carcere.

 

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