Blitz quotidiano
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Papa Francesco accoglie da Lesbo altri 9 rifugiati, 2 cristiani

CITTA’ DEL VATICANO – Dopo la visita di Papa Francesco all’isola greca di Lesbo, quando aveva portato a Roma tre famiglie di profughi, un secondo gruppo di nove rifugiati, tra cui due cristiani, è giunto giovedì a Roma. Lo comunica la Sala stampa. La Gendarmeria, collaborando col ministro dell’Interno greco, il Greek Asylum Service e la Comunità di Sant’Egidio, che provvederà alla loro sistemazione, ha accompagnato i nove rifugiati da Atene a Roma. I rifugiati, 6 adulti e 3 bambini, sono siriani accolti nel campo profughi di Kara Tepe, sbarcati a Lesbo dalla Turchia.

Recentemente papa Francesco aveva detto: “Quante volte noi quando vediamo tanta gente nella strada, gente bisognosa, ammalata, che non ha da mangiare, sentiamo fastidio, quante volte noi quando ci troviamo davanti i tanti profughi e rifugiati sentiamo fastidio, è una tentazione che tutti noi abbiamo questo, eh, tutti anche io, è una tentazione che tutti abbiamo (ripete), anche io, e per questo la parola di Dio ci ammonisce”. L’osservazione a braccio di papa Francesco è giunta durante l’udienza generale, davanti a oltre 25mila persone in piazza San Pietro, dedicata al brano della guarigione del cieco di Gerico, emarginato dalla folla che aspettava Gesù, nella città che fu la porta verso la terra promessa per gli ebrei che tornavano dall’esilio in Egitto.

“L’indifferenza e l’ostilità rendono ciechi e sordi, impediscono di vedere i fratelli e non permettono di riconoscere in essi il Signore, e quando questa indifferenza e ostilità diviene, diventa aggressione, e anche insulto, ‘ma cacciateli via tutti, questi metteteli in un’altra parte’ questa aggressione è quello che faceva la gente quando il cieco gridava ‘ ma tu vai via, non parlare non gridare'”.

La sottolineatura a braccio suona particolarmente significativa nella persistente emergenza profughi e quando in vista della Giornata mondiale del rifugiato il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) ha lanciato un appello “a tutti noi perché non ci si limiti a fornire ai rifugiati un posto sicuro in cui stare, ma a dare loro opportunità di crescita perché possano offrire il proprio contributo alla società. Proteggere davvero – spiega il JRS – significa tenere al riparo da ogni male, che si tratti di povertà, di isolamento sociale, sfruttamento, pregiudizio, abbandono”.