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Papa Francesco: “Matrimonio e unioni civili diversi”. Ma…

Papa Francesco sottolinea che matrimonio e unioni civili sono due cose diverse ma assicura che Cristo e la Chiesa amano anche i non sposati.

VATICANO – Papa Francesco entra in modo forte e chiaro sul dibattito sulle unioni civili. Lo fa, da pontefice, ribadendo quella che, piaccia o no, è la posizione dei cattolici: ovvero che c’è differenza tra matrimonio e unione civile. Insomma, secondo il Papa le due istituzioni non vanno confuse. Poi Francesco ha in qualche modo rassicurato i non sposati: Cristo e la Chiesa amano anche loro.

Matteo Renzi prima di replicare aspetta alcune ore e aspetta la Direzione del Pd. Là il premier spiega che la legge è “irrinviabile”. Perché sul tema unioni civili l’Italia è troppo indietro. “Siamo rimasti l’unico paese dei 28 senza una disciplina sulle unioni civili – le parole di Renzi – è fondamentale che si chiuda cercando il più possibile di ascoltarsi e rispettarsi ma poi si sappia che ad un certo punto si vota e sui temi etici ci sarà libertà di coscienza come doveroso che sia. Il compromesso non è lo strumento per non arrivare a chiudere. Sono giuste tutte le posizioni ma si sappia che per il Pd la riforma è irrinviabile”.

Il Papa nel discorso alla Rota romana aveva detto che per la Chiesa

“non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”, e “quando la Chiesa, tramite il vostro servizio, (dei giudici rotali, ndr), si propone di dichiarare la verità sul matrimonio nel caso concreto, per il bene dei fedeli, al tempo stesso tiene sempre presente che quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa”.

“La qualità della fede non è condizione essenziale del consenso matrimoniale”, e “le mancanze della formazione nella fede e anche l’errore circa l’unità, l’indissolubilità e la dignità sacramentale del matrimonio viziano il consenso matrimoniale soltanto se determinano la volontà”. Per questo il Papa raccomanda che “gli errori che riguardano la sacramentalità del matrimonio” debbano “essere valutati molto attentamente”. Papa Francesco lo dice nel discorso ai prelati uditori, officiali e avvocati del Tribunale della Rota Romana ricevuti in udienza nella Sala Clementina in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario, con il decano, mons. Pio Vito Pinto.

“Comunicare significa condividere, e la condivisione richiede l’ascolto, l’accoglienza. Ascoltare – afferma il Papa  – è molto più che udire. L’udire riguarda l’ambito dell’informazione; ascoltare, invece, rimanda a quello della comunicazione, e richiede la vicinanza. L’ascolto ci consente di assumere l’atteggiamento giusto, uscendo dalla tranquilla condizione di spettatori, di utenti, di consumatori. Ascoltare – rileva ancora il Pontefice – significa anche essere capaci di condividere domande e dubbi, di percorrere un cammino fianco a fianco, di affrancarsi da qualsiasi presunzione di onnipotenza e mettere umilmente le proprie capacità e i propri doni al servizio del bene comune. Ascoltare non è mai facile. A volte è più comodo fingersi sordi. Ascoltare significa prestare attenzione, avere desiderio di comprendere, di dare valore, rispettare, custodire la parola altrui”.

Nel messaggio papa Francesco rileva inoltre anche “anche e-mail, sms, reti sociali, chat possono essere forme di comunicazione pienamente umane”. “La comunicazione, i suoi luoghi e i suoi strumenti – si legge inoltre nel testo pontificio hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone, questo è un dono di Dio ma anche una grande responsabilità, mi piace definire questo potere della comunicazione come ‘prossimità’. L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa. In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità”.

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