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Papa Francesco per la prima volta parla di Ratzinger: “Impersona santità”

CITTA’ DEL VATICANO – “Joseph Ratzinger/Benedetto XVI fa ‘teologia in ginocchio’. Si vede che è un uomo che veramente prega, che impersona la santità”: lo scrive Papa Francesco nella prefazione alla raccolta di scritti del Papa emerito che sarà presentata martedì prossimo in occasione dei 65 anni di sacerdozio di Ratzinger.

“Ogni volta che leggo le opere di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI mi diviene sempre più chiaro che egli ha fatto e fa ‘teologia in ginocchio': in ginocchio perché, prima ancora che essere un grandissimo teologo e maestro della fede, si vede che è un uomo che veramente crede, che veramente prega, si vede che è un uomo che impersona la santità, un uomo di pace, un uomo di Dio”, ha scritto il pontefice.

Il Corriere della Sera e Repubblica hanno anticipato alcuni stralci della prefazione firmata da papa Bergoglio, che spiega:

“Rinunciando all’esercizio attivo del ministero petrino, Benedetto XVI ha ora deciso di dedicarsi totalmente al servizio della preghiera. Forse è proprio oggi, da Papa emerito, che egli ci impartisce nel modo più evidente una tra le sue più grandi lezioni di ‘teologia in ginocchio’. Perché è forse soprattutto dal Monastero Mater Ecclesiae, nel quale si è ritirato, che Benedetto XVI continua a testimoniare in modo ancor più luminoso il ‘fattore decisivo’, quell’intimo nucleo del ministero sacerdotale che i diaconi, i sacerdoti e i vescovi mai devono dimenticare: e cioè che il primo e più importante servizio non è la gestione degli ‘affari correnti’, ma pregare per gli altri, senza interruzione, anima e corpo, proprio come fa il Papa emerito oggi”.

Papa Francesco tesse un vero e proprio elogio del predecessore:

“Sua Santità Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci mostra quale è il vero pregare: non l’occupazione di alcune persone ritenute particolarmente devote e magari considerate poco adatte a risolvere problemi pratici; quel ‘fare’ che invece i più ‘attivi’ credono sia l’elemento decisivo del nostro servizio sacerdotale, relegando così di fatto la preghiera al ‘tempo libero’. E pregare non è nemmeno semplicemente una buona pratica per mettersi un po’ in pace la coscienza, o solo un mezzo devoto per ottenere da Dio quello che in un dato momento crediamo ci serva. No. La preghiera, ci dice in questo libro e ci testimonia Benedetto XVI, è il fattore decisivo: è una intercessione di cui la Chiesa e il mondo – e tanto più in questo momento di vero e proprio cambio d’epoca – hanno bisogno più che mai, come il pane, più del pane”.