Blitz quotidiano
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Putin, “complotto Cia”. Guerra Fredda sui Panama Papers

MOSCA – Putin, “complotto Cia”. Guerra Fredda sui Panama Papers.  Con la più grande fuga di notizie della storia, gli 11 milioni di documenti dello scandalo dei cosiddetti Panama Papers e dei depositi di capitali nei paradisi fiscali che coinvolge anche diversi capi di Stato tra cui Putin, tornano toni e accuse da Guerra Fredda con il Cremlino all’attacco per difendere il presidente.

Il Cremlino: “Ma quali giornalisti, sono agenti Cia”. “A Mosca sappiamo bene chi fa parte di questa cosiddetta comunità giornalistica, ci sono molto giornalisti la cui occupazione principale non è il giornalismo, ci sono molti ex rappresentanti del dipartimento di Stato, Cia e altri servizi speciali”. Così il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. “In Russia – continua – si sa chi finanzia questi giornalisti e la loro metodica è abbastanza prevedibile”.

“Usa denigrano Putin, brucia la presa di Palmira”. Il Cremlino prevede in futuro altri “attacchi mediatici” al presidente Vladimir Putin e giudica l’inchiesta Panama Papers un modo per attaccare “la stabilità del paese”. Così il portavoce di Putin Dmitri Peskov, secondo il quale si è reso necessario denigrare Putin in seguito ai “successi dell’esercito russo in Siria e alla liberazione di Palmira, passata sotto silenzio dai media occidentali”.

Il Cremlino ha detto che non intende rispondere alle accuse contenute nei Panama Papers con azioni legali perché l’inchiesta si basa su “speculazioni intorno al presidente, e sono cose che vediamo spesso”. Così il portavoce di Putin Dmitri Peskov.

Non solo Putin. Il ‘ramo russo’ dell’inchiesta Panama Papers, pubblicato da Novaya Gazeta, è pieno infatti di nomi importanti della politica russa. Non sempre, si sottolinea, il fatto di avere conti offshore ha rilevanza dal punto di vista legale. Detto questo, nei file spunta la moglie del portavoce di Putin Dmitri Peskov, Tatiana Navka, il figlio del ministro per lo Sviluppo Economico Alexei Ulyukayev, l’ex moglie del vice sindaco di Mosca Maxim Liksutov, il nipote del segretario del Consiglio di Sicurezza della Russia Nikolai Patrushev, il figlio del vice ministro dell’Interno Igor Zubov nonché governatori e deputati.