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“Qantas ha u****o il mio pappagallo”. La compagnia aerea non è d’accordo e non paga

"Qantas ha u****o il mio pappagallo". La compagnia aerea non è d'accordo e non vuole pagare

Danielle Di Fiore

LONDRA – “La Qantas ha fatto morire congelato il mio pappagallo”. La denuncia di Danielle Di Fiore che ha pagato 2.500 dollari per volare dall’Australia a Londra in compagnia del suo amato Kakota. La donna sostiene senza giri di parole che la compagnia aerea, sistemandolo nella fredda stiva, abbia u****o l’uccellino e sta ora valutando un’azione legale.

La tragedia è esplosa all’arrivo a Londra, poco dopo la Di Fiore si è accorta che Kakota era deceduto. La 21enne aveva pagato 2.510 dollari per far salire a bordo Elvis e Kakota, i due pappagallini indiani ed ora sta lottando da mesi per avere risposte sulla morte di Kakota, 2 anni, che all’atterraggio a Heathrow era in fin di vita ed è morto poco dopo.  Nel tentativo di raccogliere fondi per un’azione legale contro la compagnia aerea, la ragazza si è rivolta ai social media: al momento ha raccolto 130 sterline ma ne ha bisogno di 3.000.

La ragazza non solo ha pagato più di 2.500 dollari per il biglietto aereo ma altri 80 per altri documenti obbligatori ai fini del volo degli animali e finora oltre 1.600 in spese legali. “Ho chiamato numerose volte la Qantas, scritto e-mail per scoprire perché nella stiva ci fosse tanta acqua e fosse così fredda”, ha scritto la Di Fiore sulla sua pagina FoFundMe. “Perché Qantas o Skypets non si assumono le loro responsabilità sulla morte del mio piccolino?”

San raffaele

Un report del centro di accoglienza animali di Heathrow, scrive il Daily Mail, dice che Kakota all’arrivo a Londra era in condizioni “pessime”, “bagnato e piuttosto freddo”. Nel report c’è scritto che un cane, sullo stesso volo, era ugualmente freddo, dato che nella sua gabbia la temperatura era di 8 gradi. Il report afferma che Kakota era “sdraiato nella gabbietta” e diagnosticato una “possibile ipotermia”.

La Di Fiore sostiene di soffrire, a causa della morte del pappagallo, di una forte depressione.  La portavoce di Skypets, Sue Rogers, nega che la società sia responsabile per l’accaduto e sostiene che la ragazza non abbia diritto ad alcun rimborso, come riferito a New.com.au.

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