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Usa, ragazza clandestina incinta: giudice ordina a governo via libera per aborto

NEW YORK – Un giudice federale ha ordinato al governo degli Stati Uniti il via libera all’aborto di un’adolescente clandestina, la quale si è detta “stupefatta” che l’amministrazione Trump stesse, invece cercando di impedire il trattamento. Gli avvocati del procuratore generale Jeff Sessions hanno segnalato al giudice distrettuale di Washington, Tanya Chutkan, che la 17enne ha attraversato il confine con il Messico lo scorso mese, e non sarebbe quindi protetta da alcun diritto costituzionale che le consentirebbe un aborto sotto custodia federale, a meno che non si tratti di un’emergenza medica.

La Chutkan, candidata all’amministrazione Obama, ha dichiarato che il governo sembra abbia proposto all’adolescente, identificata nei documenti del tribunale come “Jane Doe“, due opzioni: tornare volontariamente nella nazione da cui è fuggita, affinché possa abortire, o portare a termine una gravidanza indesiderata. “Sono sbalordita da questa posizione” ha detto il giudice nell’udienza, un botta e risposta tra lei e Scott Stewart, assistente della Difesa Generale, durato 40 minuti.

Il giudice ha ordinato al governo, o a chi la tiene in custodia, di accompagnare la ragazza per essere sottoposta al trattamento “immediatamente e senza altro indugio”. Gli avvocati dell’American Civil Liberties Union, che rappresentano la ragazza, hanno chiesto alla Chutkan un ordine d’emergenza, affinché venga impedito al governo di bloccare l’aborto; inoltre, stanno lavorando su un provvedimento preliminare per proteggere tutte le altre donne nella stessa situazione.

L’avvocatessa dell’ACLU, Brigitte Amiri, sostiene che sia “fuori da qualsiasi confine costituzionale del governo” bloccare il diritto legale di abortire di un’adolescente, come scritto nella sentenza della Suprema Corte Roe vs Wade del 1973. In California, un magistrato ha espresso la propria vicinanza alla ragazza e all’ ACLU all’inizio di ottobre, ma ha dichiarato di non aver alcun potere decisionale in quanto l’adolescente è detenuta nel sud del Texas. Stewart ha replicato al giudice che i minori senza documenti, provenienti da altri paesi, non hanno diritto ad abortire, sostenendo che l’apertura al diritto “avrebbe significativamente violato gli interessi del governo, nel preservare sia la vita che i confini nazionali”.

La Chutkan ha affermato che l’adolescente non ha bisogno di un’emergenza medica per esercitare il proprio diritto all’aborto avendo, inoltre, seguito le regole statali e federali: ha ottenuto il permesso da un giudice in Texas e coprirebbe le spese da sola o con l’aiuto della persona che la tiene in custodia. Ciò che il governo deve fare, ha spiegato il giudice, è rilasciare alla ragazza i documenti per andare in clinica, proprio come accadrebbe se dovesse operarsi alle tonsille.

Stewart, però, ha replicato nuovamente che la ragazza potrebbe lasciare gli Stati Uniti volontariamente e trovare un altro modo, sottolinenando che Jane ha invece scelto di restare sotto custodia federale, piuttosto che tornare a casa.
Un’affermazione, questa, che ha irritato il giudice, e ha messo in evidenza come gli agenti federali abbiano preso la ragazza per portarla, contro la sua volontà, a un consultorio cristiano, informando inoltre la madre della situazione: procedure che avrebbero potenzialmente violato i diritti costituzionali della privacy di Jane.

Il giudice Chutkan ha voluto sapere da Stewart la sua posizione sui diritti costituzionali degli immigrati clandestini, se crede che la Roe vs/ Wade, che garantisce a una donna il diritto di abortire, sia ancora una “legge dello Stato”. Nonostante Stewart abbia riconosciuto la sentenza della Corte Suprema, ha replicato che il governo giudica questo caso diversamente, poiché l’adolescente è un’immigrata priva di documenti in custodia federale.

Nel corso dell’udienza, la Chutkan ha risposto alle domande, affermando che lo status giuridico della ragazza è “irrilevante” e che “nonostante sia entrata illegalmente in questo paese, ha ancora dei diritti costituzionali”. Tuttavia, il tempo a disposizione rimasto a Jane sta rapidamente esaurendo: la ragazza è infatti incinta di 15 settimane e in Texas non viene praticato l’aborto dopo le 20 settimane.

Il paese d’origine di Jane non è stato identificato durante l’udienza e, nel caso in cui debba tornare a casa, non è chiaro se l’interruzione di gravidanza sia legale o meno dove risiede.

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