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Red Bull, gli eredi della dinastia vivono nel lusso. Storia di una famiglia che cambia

LONDRA – “Le nuove generazioni vogliono ricchezza e prosperità ma non intendono lavorare duramente“. E’ l’amara frase di un abitante del villaggio thailandese Baan Khao Chang, che come altri, si sente tradito dalla famiglia proprietaria della Red Bull, la bevanda energetica che promette prestazioni straordinarie, la cui fortuna che ammonta a 18 miliardi di sterline è iniziata da un allevamento di anatre, prima che arrivassero jet privati, auto sportive e champagne.

Gli eredi di Chaleo Yoovidhya, inventore e fondatore della Red Bull, al contrario del tycoon che non ha mai ostentato la sua ricchezza, sembrano aver dimenticato il villaggio in cui era nato Yoovidhia, a cui era molto legato e per il quale ha fatto molto. La sua incredibile storia, la racconta il MailOnline.

Vestito con abiti dimessi, in sella a una bicicletta sgangherata, un uomo anziano viene fermato ai cancelli della fabbrica Red Bull. Ignorando il comando di fermarsi, l’uomo continua a tentare di entare nel tentacolare complesso, alla periferia di Bangkok. “Zio! Qui non si può entrare!” grida il giovane agente di sicurezza ma l’anziano ciclista insiste.

Poi, la sorpresa: il capo della sicurezza ha comunicato al giovane agente che stava cercando di fermare Chaleo Yoovidhya, proprietario dell’azienda e terzo uomo più ricco della Thailandia. Conosciuto come l'”umile milardario”, il solitario Yoovidhya ha iniziato l’ascesa come allevatore di anatre e amato la vita semplice, storcendo il naso davanti a vestiti costosi e gioielli.

Ha evitato la pubblicità, non ha mai concesso interviste ma non ha mai dimenticato il posto natìo, il piccolo villaggio di Baan Khao Chang in Thailandia centrale. Dal momento della sua morte nel 2012, gli 11  figli del magnate, Chalerm, Saravoot, Jiravat, Suthirat, Pranadda, Nucharee, Saipin Phaholyothin, Supreeya, Pavana Langthara, Sakchai e Thavis Pengsa che hanno ereditato circa 18 miliardi di sterline, raramente si recano nel villaggio in cui è cresciuto il padre.

“La famiglia dà donazioni al tempio buddista, ma non li ho mai visti al villaggio. Non è cambiato niente, basta guardarsi intorno”, afferma un abitante del posto al MailOnline.  Il villaggio, nella provincia di Phichit, che molti abitanti hanno lasciato per lavorare nella fabbrica della Red Bull a Bangkok, guarda con invidia alla vita dorata condotta dalla famiglia, tra auto sportive, jet privati e champagne.

Un contadino, 35 anni, ha detto:” Yoovidhya ha lavorato duramente per guadagnarselo ma i giovani della famiglia sono nati nella ricchezza”.

Rifiutando di fare riferimento direttamente alla famiglia Yoovidhya un altro agricoltore, 22 anni, ha affermato:”Chi è nato nella ricchezza non ha bisogno di lavorare sodo, pensa solo a se stesso. La nuova generazione vuole ricchezza e prosperità ma non intendono lavorare duramente”.

Nel 2012, sei mesi dopo la morte del magnate, suo nipote Vorayuth Yoovidhya, soprannominato “Boss”, si è presumibilmente schiantato con la sua Ferrari contro un agente di polizia in motocicletta e trascinato il corpo, ormai senza vita, lungo una strada di Bangkok, e poi si è scappato.

“Boss” è stato arrestato e accusato di guida in stato di ebrezza, omissione di soccorso ma, quattro anni dopo, ancora deve essere processato. Il padre Chalerm, quarta persona più ricca della Thailandia, è ora a capo del clan Yoovidhya che detiene il 51% della Red Bull.

Il capostipite della famiglia Yoovidhya nacque nel 1923 in una famiglia cinese immigrata e povera, terzo di cinque figli e immediatamente ha assaporato la durezza della vita. Abbandonò gli studi a 10 anni e aiutato la famiglia nella vendita di anatre.

La figlia Suthirat, una volta ha affermato:”Mio padre ama la vita semplice. Non porta gioielli, anelli né mostra alcun segno di ricchezza. Indossa a malapena un vecchio orologio. Non ha mai comprato vestiti e non gli piace a portare i soldi”.

Nel 1956, Yoovidhya avviò la TC Pharmaceutical Industries un’azienda farmaceutica che produceva antibiotici. Ha anche lavorato come conducente di autobus ed è stato in quel periodo che notò i camionisti bere “bevande toniche” per accrescere l’energia e farli resistere nel corso dei lunghi viaggi.

Nel 1975 ha inventato una bevanda a base di caffeina, zucchero, taurina, vitamine, saccarosio e creò la “Red Bull”, Krating Daeng in thailandese. Venduta in Asia, fino al 1987, come bevanda energetica a basso prezzo fino a quando non la notò l’imprenditore austriaco Dietrich Mateschitz; la bevve per superare il jet lag mentre era a Bangkok per lavoro e il resto è storia.

Convinto che la bevanda Thai potesse avere successo in Occidente,  Mateschitz incontrò Yoovidhya e insieme modificato la formula della bevanda, rendendola gassata, meno densa, con più caffeina e confezionata nella nota lattina blu e argento.

La nuova bibita energetica fu lanciata nel 1987 nelle località sciistiche austriache tra gli affaticati sciatori.

Con più del doppio della caffeina della Coca-Cola, sembrava all’altezza dello slogan “Red Bull ti mette le ali”.

Ben presto, in coincidenza con la mania per il ballo nel 1990 e la creazione di nuovi cocktail ad alto tasso alcolico come il Vodka Bomb, Jumping Jack Flash e Liquid Cocaine, si diffuse in tutta Europa.

Mateschitz ha utilizzato strategie di marketing innovative: lancio di feste improvvisate, campioni gratuiti e convincendo gli studenti ad girare in auto trendy, come VW e Mini, che sul tettino esponevano grandi lattine blu e argento della Red Bull.

La Red Bull attuualmente è venduta in 165 paesi, produce miliardi di lattine di bevanda ogni anno ed è uno dei marchi più conosciuti al mondo.
In Austria, la società ha una scuderia di Formula Uno 2 squadre di calcio, e negli Stati Uniti sponsorizza anche il windsurf, snowboard, skateboard, wakeboard, tuffi dalla scogliera, surf, pattinaggio, motocross, rally e breakdance.

Mateschitz, 72 anni, secondo Forbes con un patrimonio da 5 miliardi di dollari, è considerato il genio del marketing del successo Red Bull, mentre Yoovidhya e la sua famiglia hanno mantenuto il controllo della società.

Nonostante il suo straordinario successo, l’ex allevatore di anatre non ha mai dimenticato le sue radici a Baan Khao Chang ed è tornato molte volte dopo essere partito in cerca di fortuna a Bangkok.

Ha costruito il tempio buddista, case e edifici danneggiati da una grande alluvione nel 2011, sponsorizzato borse di studi e creato posti di lavoro per gli abitanti del villaggio, molti dei quali si sono trasferiti a Bangkok per lavorare nella sua fabbrica.

“Ha avuto fortuna perché non era una persona egoista e ha sempre aiutato gli altri”, ha detto un abitante del villaggio al MailOnline. “Chaleo era molto grato di essere nato qui e quando è diventato un milionario ha pensato al suo villaggio natìo”.

Un altro abitante del posto, ha sottolineato il sostegno fornito dalla famiglia Yoovidhya: “Nel corso di una recente alluvione, ci hanno dato un sacchetto con torcia, riso, conserve alimentari e forniture mediche”.

“A causa dell’alluvione abbiamo perso molte case tradizionali e la maggior parte di quelle vecchie, sono state demolite e ricostruite”. Oltre a essere venerato a Baan Khao Chang, l’incredibile successo di Voodihya è stato visto dal mondo degli affari con ammirazione e stupore.

L’ex socio, Vikrom Kromadit, ha detto dell'”umile miliardario”: “Osservando l’inizio della sua vita, si rimane sorpresi. Dal nulla ha costruito da solo un impero. Aveva un istinto geniale per il commercio e non c’è nessun altro come lui”. Il MailOnline ha contattato la Red Bull ed è ancora in attesa di una risposta.