Blitz quotidiano
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Rehtaeh Parsons suicida a 17 anni. Anonymous scova stupratori

TORONTO – Chi di Facebook ferisce, di Anonymous perisce: il collettivo di hacker che l’anno scorso riuscì a scovare l’identità di un cyber-bullo che aveva spinto una teenager al suicidio, torna a fare giustizia. Gli hacktivisti avrebbero infatti scoperto l’identità degli aggressori dell’adolescente che si è tolta la vita per disperazione dopo che le foto del suo stupro di gruppo sono finite su Facebook.

Anche stavolta è il Canada il teatro della giustizia privata di Anonymous. Retaeh Parsons, che aveva 15 anni al tempo dello stupro, era entrata in profonda depressione e poi era sprofondata nella disperazione più nera quanto le foto di quella tortura erano state postate su Facebook. Umiliata , prima viene emarginata, poi le chiamate: “Sei una t…a”, “Vuoi fare con me?”. La denuncia, inutile, alla polizia, poi il suicidio.

L’adolescente si è impiccata nel bagno di casa sua in Nova Scotia ed è morta in ospedale domenica scorsa. Nessuno è mai stato arrestato o incriminato per l’ignobile violenza da lei subita. Adesso Anonymous sostiene di aver identificato due dei presunti aggressori e di essere in attesa di poter confermare l’identità del terzo: ”E’ solo questione di tempo per trovare il quarto”, ha avvertito il collettivo in un video sul web in cui si chiede giustizia per Rehtaeh e la sua famiglia.

La polizia della Nova Scotia ha condannato tuttavia l’iniziativa privata di Anonymous: ”Diamo il benvenuto al dibattito ma non perdoniamo quando c’è gente che vuole risolvere casi da sola”, ha detto il portavoce delle ‘giubbe rosse’ locali, Scott McRae. E’ il secondo caso in pochi mesi di una vendetta privata di Anonymous: gli hacktivisti, che due anni fa avevano messo in ginocchio i siti online di MasterCard, Paypal e Visa in appoggio a Wikileaks, lo scorso ottobre avevano rivelato l’identità del cyber-bullo che avrebbe spinto la liceale canadese Amanda Todd al suicidio diffondendo sul web sue foto in topless.