Blitz quotidiano
powered by aruba

New York. Il reality show ha ucciso la mafia? Il caso di Renee Graziano

ROMA – I “Bonanno’s”, una delle 5 storiche famiglie della mafia newyorchese, diventati ormai la parodia di se stessi, sono finiti. Non eliminati nell’ennesima imboscata a mitragliate, ma estinti sotto i subdoli colpi inferti da improbabili mise leopardate e e affossati da chili di mascara. Come quelli orgogliosamente sostenuti da Renee Graziano, figlia del “consigliori” di famiglia Anthony: in tv star di Mob-wives (mogli di mafia)  che spiega come rifarsi una vita a furia di bisturi e silicone e in tribunale accusatrice piangente dell’ex marito Hector Pagan “traditore” e reo di aver rovinato il padre consegnandosi alla Dea.

Dall’epica del Padrino di Coppola alla volgarità esibita di Jersey Shore il passo è stato più breve del previsto, commenta il New York Post. Giusto il tempo di assistere al declino di un clan che affonda le sue radici nella mafia siciliana di fine Ottocento radicatisi nel quartiere di Williamsburg a Brooklyn. Roba da far rivoltare nella tomba Joe Bananas Bonanno, uno che nel 1931 trattava direttamente con Lucky Luciano e che insieme ai Gambino, ai Lucchese, ai Colombo e ai Genovese controllava la Grande Mela. Omertà e fedeltà assoluta avevano permesso di espandere le attività di famiglia in Arizona, California e Canada dove dominava incontrastata.

Che tutto stesse cambiando lo si era capito già negli anni ’70 quando i boss di allora subirono l’onta di arruolare per ben sei anni quel Joe Pistone, spacciatosi per Donnie Brasco. Al Pacino, nella riduzione cinematografica, non ci faceva una gran figura. Sempre meglio dei boss sul lettino dello psicanalista come in Terapie e Pallottole, niente al confronto di “Growing up Gotti” serie televisiva dedicata all’altra famiglia padrona del crimine organizzato.

La cronaca più recente confermerebbe l’estinzione del padrino di una volta: il 27 gennaio scorso la Dea e l’Fbi hanno decapitato la famiglia Bonanno, arrestando il boss Vincent Badalamenti, i due capitani Nicholas Santora e Vito Balsamo e il soldato Anthony Calabrese. Nell’ambito della stessa inchiesta hanno nuovamente incriminato il consigliere Anthony Graziano, appena uscito di prigione. Fine di una famiglia mafiosa certifica il New York Post, per sopravvenuta e manifesta inadeguatezza al modello vincente.

Più problematiche e meno trionfaliste (forse solo più serie) le conclusioni del New York Times: l’omertà è finita la mafia no. Ci sono stati dei successi nella lotta alle famiglie, le quali hanno visto ridursi la loro influenza sugli appalti, sulle costruzioni, sullo smaltimento dei rifiuti, ma hanno velocemente ripiegato sulle scommesse, nella gestione dell’usura, nell’infiltrazione dei sindacati. La mafia cambia pelle, a volte tornando all’antico: quando veste leopardato risplende della luce effimera di una stella morta.


*campi obbligatori