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Salvatore Girone, la moglie: “E’ ora che ritorni a casa”

La moglie del marò Salvatore Girone, Vania Ardito, si sfoga, intervistata dal Giornale, a quattro anni dall'inizio dell'odissea: "Lui è ancora in India, per noi ogni giorno è difficile". "Mio marito - racconta la moglie di Salvatore Girone - è ingiustamente privato della libertà. Molte cose non hanno funzionato in questi 4 anni, visto che Salvatore è ancora in India. Non solo oggi, ma ogni giorno ci dice che vuole tornare a casa dalla sua famiglia".

ROMA – La moglie del marò Salvatore Girone, Vania Ardito, si sfoga, intervistata dal Giornale, a quattro anni dall’inizio dell’odissea: “Lui è ancora in India, per noi ogni giorno è difficile”. “Mio marito – racconta la moglie di Salvatore Girone – è ingiustamente privato della libertà. Molte cose non hanno funzionato in questi 4 anni, visto che Salvatore è ancora in India. Non solo oggi, ma ogni giorno ci dice che vuole tornare a casa dalla sua famiglia”.

Massimiliano Latorre è in Italia in convalescenza per un ictus. La loro odissea è iniziata esattamente 4 anni fa con l’accusa, ancora tutta da provare, di aver ucciso in alto mare due pescatori indiani scambiati per pirati. In questa intervista esclusiva al Giornale la signora Girone parla dello spinoso caso, dei momenti peggiori e del peso sulla famiglia con cautela, ma determinazione.

L’odissea dei marò è iniziata il 15 febbraio 2012. Quattro anni dopo Salvatore Girone è ancora trattenutoin India. Suo marito come sta?

«Salvatore si sente come si sentirebbe qualsiasi uomo ingiustamente privato della sua libertà, non sereno. Per noi non solo il 15 febbraio, ma ogni giorno è difficile. Mio marito dice sempre ai suoi figli, alla sua famiglia, che vuole tornare a casa».

Dallo scorso anno è stata imboccata la strada dell’arbitrato internazionale. È la scelta giusta?

«Credo che la giustizia arbitrale ci potrà permettere di fare passi in avanti. Ora si discuterà su un campo neutro e finalmente siamo usciti dal circolo vizioso della giustizia indiana, che andava solamente a senso unico».

Con la procedura arbitrale si aspettava il ritorno di suo marito?

«Speravamo in una sentenza del tribunale di Amburgo che favorisse il rientro immediato in Italia di Salvatore. Ora comunque la richiesta di rientro provvisorio è stata formulata di nuovo al tribunale de l’Aja».

Quattro anni e tre governi. Cosa non ha funzionato nel caso marò?

«Non le saprei dire cosa è stato sbagliato e cosa è stato giusto, posso solo dirle che di sicuro molte cose non hanno funzionato visto che Salvatore è ancora in India».

Se i fucilieri di Marina fossero stati processati subito gli avvocati prevedevano una sentenza minima di sei anni. È come se suo marito avesse già scontato preventivamente due terzi della pena?

«Non credo che mio marito debba scontare alcuna pena. E nessun uomo può essere ritenuto colpevole e condannato se prima non si sono esauriti tutti i gradi di giudizio. Nei confronti di Massimiliano e Salvatore non è neppure stato emesso un capo d’accusa e in ogni caso il processo a loro carico non si deve celebrare in India, ma in Italia».

Due pescatori indiani sono morti. Cosa le ha detto Salvatore?

«Mio marito ha sempre lavorato con profondo impegno, professionalità e dedizione in teatri operativi sensibili, a volte mettendo da parte le esigenze della famiglia pur di dedicarsi alle missioni. In 19 anni di servizio non ha mai fatto alcun male, di questo sono certa. Salvatore proclama la sua innocenza ed io gli credo».

Alcune ricostruzioni ipotizzano che il peschereccio Saint Anthony, dove sono stati uccisi due membri dell’equipaggio, fosse rimasto coinvolto in un altro incidente con una nave differente. Cosa ne pensa?

«L’ho appreso dai giornali. Sono convinta che ci siano altri responsabili e spero che al più presto venga fuori la verità».

Chi ha veramente ordinato di far tornare indietro la petroliera Enrica Lexie difesa dai marò finendo nella trappola indiana?

«Non lo so, non ho idea di come siano andate le cose, ma spero che un giorno venga fatta chiarezza».

Dopo 4 anni distaccati da Salvatore, lei ed i vostri figli come vivete questa odissea?

«Non è facile per gente semplice e comune come noi. Siamo stati coinvolti in una vicenda molto grande. Sono quattro anni che viviamo con disagi familiari molto forti. Gli sforzi da parte nostra sono tanti e manteniamo sempre la stessa linea, la stessa condotta, ma non è semplice. I figli sono stanchi di viaggiare e di rinunciare a molte cose per raggiungere il papà. Sono stanchi di dover andare in India e adattarsi ad un ambiente e un clima che non è il loro, senza una sana stabilità familiare, che per i bambini è fondamentale».

Lo Stato garantisce alla sua famiglia il sostentamento economico e tutte le necessità?

«Le attenzioni e il supporto da parte dello Stato e del Governo non sono mai mancate».

Come passa le giornate suo marito praticamente agli arresti domiciliari presso l’ambasciata italiana?

«Salvatore è impiegato nell’ufficio militare dell’Ambasciata e nel tempo libero studia. Dopo essersi diplomato, si è iscritto all’università, ha tanta voglia di imparare e continuare a crescere. In questo modo cerca pure di trasmettere ai figli un esempio di padre, che non si fa condizionare dalla triste realtà, ma che invece trova motivazioni per andare avanti».

Col passare del tempo sul caso marò è sceso l’oblio favorito da tutti i governi. I fucilieri di Marina non possono parlare. Ogni tanto la vicenda riaffiora e ripiomba nel dimenticatoio. È un caso di serie B?

«Non credo che sia visto come un caso di serie B. Purtroppo non tutti i giornalisti interpretano correttamente la complessità della vicenda. Per questo motivo preferiamo comunicare solo nei momenti opportuni. E colgo l’occasione per ringraziare a nome di tutta la famiglia i tanti italiani che ci sostengono in questa lunga e penosa vicenda».

Quali sono stati il momento più bello e più brutto in questi 4 anni?

«Sicuramente i momenti belli sono stati quando abbiamo avuto Salvatore a casa tra di noi. I più brutti: l’incarcerazione in Kerala, la ripartenza in India del 21 marzo 2013 (quando il governo Monti cambiò idea e rispedì i marò a Delhi, ndr) ed i continui articoli in cui si leggeva Pena di Morte per i due Italian Marines».

Cosa farà suo marito se non si sbloccasse la situazione? Potrebbe lasciare le Forze armate?

«Credo che al momento Salvatore abbia solo tanta voglia di rientrare in Italia, lui mantiene sempre i piedi per terra ed è molto cauto. Non credo che pensi di abbandonare la divisa».

Politici, capi dello Stato hanno sempre promesso di risolvere il caso, ma sono passati 4 anni. Ci crede ancora?

«Crediamo molto nel lavoro di squadra dei legali e dei vari livelli del Governo. Ci sembra che sia stato consolidato un team molto solido e determinato. Siamo molto speranzosi che la corte arbitrale possa dare l’opportunità a Salvatore di rientrare temporaneamente in Italia fino a quando la disputa sarà definitivamente conclusa».


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