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Charles Manson, niente libertà vigilata per chi uccise la moglie di Polanski 48 anni fa

Charles Manson

Charles Manson

LOS ANGELES – Il fantasma di Sharon Tate è tornato, quasi mezzo secolo dopo il suo atroce, assurdo assassinio, in una aula di giustizia americana. Il delitto sconvolse il mondo. Sharon Tate aveva 26 anni, era incinta del marito, Roman Polanski. Fu una cosa orribile.

Ora, mentre in Italia qualcuno si prepara a celebrare quella follia collettiva a tempo indeterminato che fu il ’68, un tribunale americano ha negato ancora una volta la libertà vigilata a una componente della banda che quella notte del 9 agosto 1969 uccise Sharon Tate e poi ancora la notte successiva altre persone, in tutto 7 assassinati. La guidava Charles Manson, che sosteneva di essere la reincarnazione di Satana. Ne faceva parte Patricia Krenwinkel, allora aveva 22 anni, è in carcere da 48 anni. L’avevano condannata a morte, poi all’ ergastolo. In Italia sarebbe già fuori da tempo, a pontificare nei talk show.
Invece Patricia Krenwinkel, la detenuta con maggiore anzianità nel reparto femminile, dopo un’audizione nel tribunale di Corona, città della contea di Los Angeles, ha visto respingere per l’ennesima volta la richiesta di rilascio.
E’ l’ultimo di una lunga serie di rifiuti e, alla fine dello scorso anni, l’avvocato difensore ha sostenuto nuove affermazioni: prima degli omicidi, la Krenwinkel avrebbe subìto degli abusi da parte di Manson.
La Krenwinkel potrà provarci ancora fra cinque anni.
Due cronisti del Los Angeles Times, Matt Hamilton e Richard Winton, hanno ripercorso le tappe della vicenda.
Il 9 agosto 1969, Patricia Krenwinkel era entrata a far parte della banda di Manson e fecero irruzione nella casa in Benedict Canyon, dell’attrice Sharon Tate e del regista Roman Polanski.
La Tate e altri quattro amici furono uccisi a colpi di pistola, accoltellati. La Krenwinkel testimoniò di aver accoltellato Abigail Folger per ben 28 volte.
La notte successiva, Krenwinkel e altri della banda uccisero Leno LaBianca e sua moglie, Rosemary, nella loro casa di Los Feliz. Krenwinkel e Leslie Van Houten, mentre Charles “Tex” Watson accoltellava Leno LaBianca, tenevano ferma Rosemary.
Entrambe le case avevano pareti imbrattate di sangue e la Krenwinkel usò proprio il sangue delle vittime per scrivere “morte ai maiali”.  Successivamente, in tribunale, testimoniò di aver accoltellato una delle vittime così tante volte, al punto che le pulsava la mano.
Nel 1971 la Krenwinkel fu condannata a morte da una giuria di Los Angeles, per aver ucciso nei due giorni di massacro, Sharon Tate e altre sei persone.
Nel 1972, la Corte Suprema dichiarò la pena di morte incostituzionale e la pena della Krenwinkel, insieme a quella degli altri membri della famiglia Manson, è stata commutata in carcere a vita con la possibilità di libertà vigilata.
Cosa che la Krenwinkel ha cercato di ottenere più di dodici volte.
L’anno scorso, l’avvocato di Krenwinkel ha fatto nuove affermazioni: sembra che la donna abbia subìto abusi da parte di Manson o un’altra persona.
A dicembre, nel corso di un’audizione, una fonte ha rivelato che l’avvocato difensore della Krenwinkel, Keith Wattley, nella dichiarazione conclusiva aveva affermato che la cliente era vittima di “continue percosse” del partner.
L’affermazione, secondo la fonte, era paragonabile alla sindrome della moglie maltrattata, una condizione psicologica che colpisce chi ha subito un prolungato abuso fisico o emotivo da parte del partner. La sindrome è stata usata come difesa legale da donne accusate di aver ucciso i mariti.
I procuratori si oppongono alla libertà di Krenwinkel.
Per legge, le decisioni della commissione per la libertà vigilata, devono essere approvate dal governatore ma Jerry Brown ha già rifiutato l’idea di lasciare libera un’altra seguace di Manson.
Ad aprile, un comitato di revisione statale ha raccomandato la libertà condizionata per Leslie Van Houten, all’epoca condannato per omicidio.
Brown ha ribaltato quella decisione e un giudice del tribunale della contea di Los Angeles, successivamente ha sostenuto l’inversione del governatore, dicendo che c’erano “alcune prove” che Van Houten rappresentasse ancora una minaccia.
Susan Atkins, un’ex ballerina in topless diventata la seguace più intima di Manson, è morta in prigione nel 2009 a 61 anni.

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