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Siria, entra in vigore la fragile tregua

BEIRUT – Alla mezzanotte di Damasco (le 23 in Italia) è entrato in vigore in Siria l’atteso cessate il fuoco negoziato da Russia e Stati Uniti, che però non riguarda l’Isis e il Fronte al Nusra.

Ma numerosi dubbi rimangono sulle reali possibilità che il cessate il fuoco venga rispettato dalle parti. E anche se dovesse essere rispettato, l’area geografica interessata sarà assai ridotta rispetto a quella martoriata dal conflitto in corso. E sul terreno, le violenze anche venerdì 26 febbraio non si sono arrestate. Le aviazioni russa e governativa hanno proseguito i raid su zone fuori dal controllo del regime nelle regioni di Aleppo, Daraa, Damasco. Particolarmente intensi sono stati i bombardamenti su Daraya, sobborgo della capitale da circa tre anni sotto assedio da parte dei lealisti.

Scontri sul terreno sono proseguiti a sud-est di Aleppo tra governativi e jihadisti dell’Isis per il controllo dell’unica via di rifornimento tra Aleppo città e le altre zone in mano ai lealisti. Nel nord-est del Paese, le forze curde sostenute dagli Stati Uniti hanno consolidato la loro presenza a Shaddadi, lungo il fiume Khabur, strappando territorio all’Isis. Sul fronte della tregua, circa un centinaio di gruppi armati delle opposizioni hanno affermato di aver accettato l’accordo e di aver inviato il loro formale “sì” alle Nazioni Unite. Ma fonti di stampa locali affermano che la Jabhat an Nusra, l’ala siriana di al Qaida, ha invitato le milizie anti-regime a rifiutare il cessate il fuoco.

In ogni caso, lo stesso ministero della Difesa russo aveva diffuso negli ultimi giorni mappe delle aree dove il cessate il fuoco dovrebbe entrare in vigore: si tratta di frammenti limitati di territorio inseriti nel più ampio contesto dell’insurrezione, dove però, secondo Mosca, c’è la presenza del fronte al Nusra o dell’Isis. Il presidente russo Vladimir Putin è intanto tornato a dire che “la guerra contro le organizzazioni terroristiche continuerà” nonostante il cessate il fuoco.

Da Riad, la principale coalizione delle opposizioni in esilio, sostenuta dall’Arabia Saudita, ha affermato che 97 gruppi armati affiliati alla coalizione stessa hanno accettato l’accordo per la tregua. Da Ankara invece, il governo turco ha ribadito di essere profondamente preoccupato dagli “incessanti bombardamenti russi e governativi siriani proprio prima dell’inizio del cessate il fuoco”. E nel sud della Turchia sono intanto atterrati i primi caccia F-15 sauditi dispiegati nell’ambito della “guerra al terrorismo dell’Isis” in Siria.