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Siria: morto il fratellino di Omran, bimbo simbolo della guerra

ROMA – Alì, il fratellino di 10 anni del piccolo Omran ferito in un bombardamento su Aleppo e la cui foto ha fatto il giro del mondo, è morto per le ferite riportate nello stesso raid. Lo scrive su twitter Caroline Anning di Save the Children.

Quel dolore senza lacrime né urla. E’ il silenzio di Omran Daqneesh, il bimbo siriano diventato simbolo della tragedia di Aleppo, che ha colpito il mondo intero. E che per primo ha colpito Ammar Hammami, il paramedico che lo ha strappato alle macerie e portato in braccio fino all’ambulanza.

“È la prima volta che vedo un bambino come lui. In genere quando i bambini sopravvivono a un bombardamento, poi piangono, le loro voci riempiono tutto. Questo bambino non parlava – ha raccontato il paramedico in un’intervista diffusa dall’Ap -. L’ho portato in ambulanza e ho cercato di parlarci, ma non ha detto una parola. Niente. Alla fine ha chiesto: ‘Dove sono mia madre e mio padre?’. Questo è tutto quello che ha chiesto”.

“Voglio ricordare al mondo – ha poi proseguito Hammami – che Omran non è il primo bambino ferito nei bombardamenti russi su Aleppo. Ogni giorno ci sono morti e feriti qui, ad Aleppo, feriti dagli stessi bombardamenti aerei russi”. 

E oggi, 20 agosto, fonti dei ribelli ad Aleppo hanno affermato che sette membri di una famiglia, di cui sei bambini, sono morti in un bombardamento aereo in un’area della città in mano agli insorti. Il comitato di coordinamento delle forze ribelli, citato dal sito Middle East Eye, ha detto che gli uccisi sono la moglie e i sei figli di un attivista locale dell’opposizione, Ali Abu al Jawd. La casa si trovava nel distretto di Al Jalum, nella parte vecchia della città. Al Jawd, aggiungono le fonti, non si trovava nella casa al momento del raid.

“Aleppo rischia di morire”. Lo dice l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan De Mistura, dal palco del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione.  Aleppo, ha aggiunto, “è il simbolo dell’orrore di questa interminabile guerra di 5 anni”, una città che, prima dello scoppio del conflitto, era “assolutamente meravigliosa, ricca di moschee e chiese di tutte le confessioni presenti nella regione”. Oggi, invece, “a parlare laggiù sono le bombe, i razzi, le bombole a gas, i cecchini e i mortai”.


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