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Siria, Russia: tregua di 3 ore al giorno ad Aleppo. Onu: “Non basta”

ALEPPO (SIRIA) – Una tregua di tre ore al giorno per permettere l’ingresso di convogli umanitari. Si aggrappano a questa piccola concessione, annunciata in serata dallo Stato maggiore della Federazione Russa, le speranze della popolazione di Aleppo, la città del nord della Siria stremata dai bombardamenti, dalla carenza di cibo e medicinali e, da quattro giorni, anche dalla mancanza di acqua corrente e luce elettrica a causa dei combattimenti tra governativi e insorti.

Le “finestre umanitarie”, ha precisato Sergej Rudskoy, capo delle operazioni dello Stato Maggiore di Mosca, verranno aperte dalle 10 alle 13 ora locale, e in queste ore “tutte le ostilità, compresi attacchi di artiglieria e aviazione, dovranno cessare”.

Non è ancora il cessate il fuoco di 48 ore chiesto ieri dall’Onu per rimettere in funzione almeno la rete idrica e quella elettrica, in una situazione che, secondo l’allarme lanciato oggi dai volontari siriani dell’ong bolognese Gvc, potrebbe portare a “conseguenze catastrofiche”, con epidemie che colpirebbero in particolare i bambini. Ma si tratta pur sempre di un timido segnale, dopo che oggi il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva annunciato la partenza per la Russia di una delegazione di responsabili della diplomazia di Ankara, delle forze armate e dell’Intelligence per esplorare appunto le possibilità di una tregua.

Un’iniziativa che giunge il giorno dopo l’incontro a San Pietroburgo tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello russo Vladimir Putin, i due grandi nemici che da anni in Siria si fanno la guerra per interposta persona. Al momento la popolazione può sperare solo in iniziative ancora isolate di soccorso. Come quella annunciata dall’Unicef, che ha aumentato la distribuzione con autobotti di acqua nella parte occidentale della città, sotto il controllo governativo. In collaborazione con la Croce rossa e la Mezzaluna rossa siriana l’Unicef sta ora portando quotidianamente acqua potabile a 325.000 persone.

Ma nelle aree orientali, in mano agli insorti, si calcola che fino a 300.000 persone – più di un terzo dei quali bambini – si affidino all’acqua dai pozzi, che è potenzialmente contaminata da materiali fecali e pericolosa da bere.

Quella della Siria è “una tempesta perfetta nella quale il popolo sta soffrendo”, afferma da Buenos Aires il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, parlando di una crisi dei rifugiati ormai “non più gestibile”. Per il momento i combattimenti continuano, e non solo ad Aleppo. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), 14 civili sono rimasti uccisi e feriti in pesanti bombardamenti governativi sulla provincia nord-occidentale di Idlib, in mano agli insorti.

Mentre proseguono furiosi, con conseguenze altrettanto drammatiche per i residenti non combattenti, gli scontri a Manbij, roccaforte dell’Isis nel nord del Paese. Il centro abitato è stato ormai conquistato per il 90 per cento dalla coalizione delle cosiddette Forze democratiche siriane (Sdf), sostenute dai bombardamenti aerei della Coalizione internazionale a guida americana che in poco più di due mesi hanno provocato oltre 200 morti tra i civili, secondo l’Ondus.


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