Blitz quotidiano
powered by aruba

Snowden 2? Spettro nuova talpa alla Nsa, arrestato contractor

ROMA – Snowden 2? Spettro nuova talpa alla Nsa, arrestato contractor. Torna lo spettro di una nuova talpa alla Nsa (agenzia per la Sicurezza nazionale). L’Fbi ha infatti arrestato in gran segreto in agosto un contractor della potente agenzia di intelligence americana. Il sospetto è che abbia rubato e svelato alcuni codici top secret sviluppati dagli 007 Usa per hackerare i sistemi informatici di governi stranieri coma la Russia e la Cina. Se le accuse venissero confermate sarebbe la seconda volta in tre anni che il sistema informatico della Nsa viene violato.

Anche se è ancora presto per dire se Harold Thomas Martin – questo il nome dell’esperto di cyberspazio messo in carcere – possa essere considerato un novello Edward Snowden, l’uomo che nel 2013 ha scatenato la bufera del datagate che tanto imbarazzo ha creato agli Stati Uniti, anche al presidente americano Barack Obama. Snowden, oggi rifugiato in Russia, svelò infatti l’enorme attività di spionaggio della Nsa non solo nei confronti di milioni di americani ma anche verso la cancellerie e i leader dei Paesi alleati, compresa Angela Merkel.

Molte comunque le similitudini tra Harold Martin, 51 anni, ed Edward Snowden. Entrambi contractor, ed entrambi dipendenti della società di consulenza Booz Allen, Hamilton, che è responsabile di molte delle cyberoperazioni condotte dall’agenzia di intelligence. Gli agenti federali – ha spiegato il Dipartimento di giustizia annunciando l’arresto – sono arrivati a Martin dopo alcune perquisizioni nella sua auto e in due piccoli capanni all’interno della sua proprietà a Glen Burnie, nel Maryland.

Ad essere rinvenuti – spiegano gli inquirenti – sarebbero almeno sei documenti contenenti informazioni segretissime e definite “critiche per un’ampia serie di questioni attinenti alla sicurezza nazionale”. Come alcuni “codici sorgente” che la Nsa ha sviluppato e utilizzato per forzare e violare i sistemi informatici di Paesi considerati rivali, come la Russia, la Cina, la Corea del Nord e l’Iran.

Nelle stesse settimane dell’arresto di Martin, quindi, alcuni degli strumenti più potenti in mano alla Nsa per condurre la cyberguerra sarebbero stati hackerati, e gli inquirenti non credono ad una coincidenza. Lo stesso Martin, dopo aver negato ogni responsabilità, avrebbe in parte ammesso di aver agito in violazione delle leggi. Se giudicato colpevole, l’uomo rischia fino a un massimo di undici anni di carcere.

Intanto è sempre bufera su Yahoo che avrebbe scannerizzato centinaia di milioni di email in entrata per passarle proprio alla Nsa. Le associazioni per la difesa delle libertà civili parlano di caso “senza precedenti e incostituzionale”. E anche altri big del web – come Google, Microsoft e Apple – prendono le distanze da Yahoo, sostenendo che mai avrebbero ceduto alle richieste degli 007.