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Spagna, processo Infanta. Procura chiede archiviazione ma…

PALMA DI MAIORCA – Dopo quasi cinque anni di inchieste, scandali e congiure di palazzo che hanno fatto vacillare la monarchia spagnola e contribuito all’abdicazione nel 2014 di re Juan Carlos, è iniziato il processo che vede imputata l’infanta Cristina, figlia di Juan Carlos e sorella dell’attuale re di Spagna, Felipe IV, insieme col marito di lei Inaki Undargarin. I due sono accusati di frode fiscale perché coinvolti nello scandalo Noos, un’Organizzazione non governativa e no profit che, dal 2003 al 2006, ha incassato 21 milioni di euro gonfiando, secondo l’accusa, le fatture di organizzazione di eventi sportivi, per poi dirottare parte dei fondi su una società di comodo, Aizoon, di cui Cristina e il marito controllavano il 51% del capitale azionario.

In apertura del processo la procura e l’avvocatura dello stato hanno chiesto l’archiviazione delle imputazioni contro l’infanta Cristina, appoggiando la richiesta del difensore della principessa, secondo il quale a Cristina di Borbone dovrebbe applicarsi la cosiddetta dottrina Botin, in base al precedente introdotto durante un giudizio all’allora presidente della Banca Santander Emilio Botin, archiviato perché la procura non aveva sostenuto l’imputazione presentata dalla parte civile.

I rappresentanti delle istituzioni dello stato, la procura e l’avvocatura, infatti non hanno chiesto l’incriminazione della principessa, come invece hanno fatto il giudice istruttore e il sindacato Mani Pulite, costituitosi parte civile. Sulla presenza o meno sul banco degli accusati della sorella di re Felipe le tre donne giudice che compongono la corte dovranno prendere una decisione a breve. Il processo dovrebbe durare circa sei mesi. Urdangarin rischia una condanna a 19 anni, Cristina di Borbone a 9 anni. E’ la prima volta nella storia della Spagna moderna che un membro della famiglia reale viene sottoposto a giudizio in un processo penale e rischia una condanna al carcere.

Cristina di Borbone era membro del consiglio di amministrazione di Noos. Secondo l’accusa, la fondazione sarebbe in realtà stata creata proprio allo scopo di dirottare circa 6 milioni di euro di contratti pubblici, in parte finiti nella società paravento Aizoon di cui erano titolari Cristina e il marito. Le rivelazioni sull’inchiesta portata avanti nonostante le pressioni dal caparbio giudice istruttore di Palma José Castro sui milioni sospetti ottenuti da Undargarrin dai governi di Baleari e Valencia hanno fatto precipitare negli ultimi anni l’immagine della monarchia, ripristinata poco prima di morire nel 1975 dal dittatore Francisco Franco.

Al punto che il nuovo re Felipe VI, fratello di Cristina, ha preso le distanze dalla sorella e dal cognato, estromettendoli dalla lista ufficiale dei membri della Casa Reale e privandoli del titolo di Duchi di Palma. L’infanta e Urdangarin sono “esiliati” dal 2013 a Ginevra. Da quando sono saliti sul trono Felipe e la moglie Letizia si sono ben guardati dall’apparire in pubblico accanto a Cristina e Inaki. L’immagine pubblica di Felipe è tornata positiva. Ma il processo di Maiorca rischia di gettare nuovo fango sulla corona.

Il socio di Urdangarin, Diego Torres – imputato con l’infanta, il marito e altre 15 persone – sostiene che la Casa Reale e re Juan Carlos erano al corrente di tutte le attività della Fondazione. L’infanta ha sempre sostenuto di non avere saputo nulla delle operazioni del marito, senza però convincere il giudice istruttore Torres, che l’ha rinviata a giudizio con l’appoggio della parte civile, nonostante il parere contrario della procura dello stato. L’ultima speranza per l’infanta è appunto la dottrina Botin. Una manovra impossibile però per Urdangarin. Secondo El Mundo l’ex atleta sarebbe “sicuro di finire in prigione” e si preparerebbero già procedure speciali per consentire a Cristina, figlia e sorella di re, di visitare il marito in carcere sfuggendo a tv e paparazzi.

 


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