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Spose bambine, legge indiana prova a fermare la piaga. “Nozze con minorenni come stupro”

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Spose bambine, legge indiana prova a fermare la piaga. “Nozze con minorenni come stupro” (Foto Ansa)

NEW DELHI – Sposare minorenni equivale a commettere uno stupro. La Corte Suprema indiana ha deciso oggi di venire in aiuto di milioni di bambine e giovani minorenni, costrette dalle famiglie ad andare in spose ad uomini spesso più grandi di loro, che poi non di rado le maltrattano. Come? Stabilendo che l’imposizione da parte del marito di un rapporto sessuale prima dei 18 anni “equivale a uno stupro”.

Questo significa che d’ora in poi le giovanissime spose potranno recarsi in un commissariato di polizia per denunciare, in base al codice penale indiano (Ipc), la violenza subita contro la propria volontà.

Un segnale positivo che arriva nella Giornata Mondiale delle Bambine da un Paese dove la violenza sessuale sulle minori è un fenomeno tragicamente diffuso. Con questa decisione i giudici hanno accolto una istanza contenuta in una ‘Procedura di pubblico interesse’ presentata da un avvocato in cui si chiedeva fra l’altro di abrogare un articolo dell’Ipc (Section 375) che protegge il marito indiano dall’accusa di stupro domestico “se la moglie ha più di 15 anni”.

Quell’articolo, ha sostenuto il tribunale, “viola la Costituzione ed i diritti fondamentali della ‘sposa bambina’”. Un fenomeno, si sostiene nell’ordinanza, che riguarda almeno 23 milioni di casi. Ma secondo l’Unicef questa stima è davvero troppo prudente, perché in realtà in base alle statistiche esistenti il 47% delle donne indiane si sposano prima dei 18 anni e il 18% addirittura prima di raggiungere il quindicesimo anno di età.

Va chiarito che la legge indiana proibisce teoricamente il matrimonio delle donne sotto i 18 anni, e degli uomini sotto i 21. Ma nella pratica, e soprattutto nel 60% della popolazione rurale, questa normativa viene molto spesso ignorata.

La sentenza ha messo in imbarazzo il governo del premier Narendra Modi che, attraverso un procuratore, ha cercato di spiegare che l’impianto giuridico esistente tiene conto anche di usi e costumi di diverse etnìe, fra cui la componente musulmana della società indiana. E quella stessa dell’induismo più ortodosso che vede il matrimonio non come un contratto, ma come un sacramento, per cui le relazioni fra gli sposi non dovrebbero essere regolate dalle leggi ma dai testi sacri indù.

Ma queste argomentazioni non hanno piegato il braccio dei giudici, che hanno ricordato anche uno studio di qualche anno fa della Boston University School of Public Health pubblicato sulla rivista scientifica britannica Lancet. Frutto di una casistica estesa su dieci anni, la ricerca ha mostrato che in India una su cinque delle ‘spose bambine’ è restata incinta quasi sempre entro il primo anno di nozze e una su sei ha partorito tre volte dopo essersi sposata.

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