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Stanislav Petrov: “Arrivano i missili Usa!”, ma lui, nella base russa, non premette il pulsante

Stanislav Petrov: "Arrivano i missili Usa!", ma lui, nella base russa, non premette il pulsante

Stanislav Petrov: “Arrivano i missili Usa!”, ma lui, nella base russa, non premette il pulsante

ROMA – Stanislav Petrov: “Arrivano i missili Usa!”, ma lui, nella base russa, non premette il pulsante. Quella notte, a mezzanotte circa del 26 settembre 1983, nella base sovietica che sorvegliava e monitorava ogni singolo movimento o attività del nemico americano i radar captarono qualcosa, i computer cominciarono a processare i dati di un angoscioso, imminente attacco nucleare. Allarme rosso: missili Usa armati da testate atomiche erano in viaggio, obiettivo l’Urss.

Quella notte, il tenente colonnello Stanislav Petrov, nato a Vladivostok, non doveva essere lì, nel bunker che gestiva l’immensa rete di radar e satelliti a protezione dell’inviolabilità dell’immenso territorio russo: era un analista, studiava e prevedeva scenari, solo una sostituzione dell’ultima ora lo mise al centro della scena.

I computer fornivano informazioni agghiaccianti: in cinque minuti altri 4 missili lanciati a 24mila km orari. Come capo operativo della base avrebbe dovuto attenersi a un preciso protocollo di emergenza in caso di attacco: schiacciare il bottone rosso, scatenare una guerra nucleare in risposta all’aggressione. Da studioso, Stanislav Petrov, analizzò rapidamente la questione: davvero gli americani ci attaccano, sapendo che una risposta li avrebbe inceneriti, con soli 5 missili? Perché non usare le batterie missilistiche con centinaia di ordigni?

C’era solo un’altra spiegazione possibile: un errore dei computer, una falla nel complicato sistema integrato di intelligence. Un falso allarme. Quel dito, invece di premere il bottone della distruzione finale, più probabilmente andò a molestare nervoso i folti baffi del riflessivo tenente colonnello. Petrov aveva evitato al mondo la catastrofe definitiva, l’apocalisse. Lasciò l’esercito senza troppi rimpianti poco tempo dopo. E’ morto pochi giorni fa, semi-dimenticato. L’uomo che salvò il pianeta.

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