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La storia maledetta del Chelengk di Nelson, un gioiello ornato da 300 diamanti

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La storia del Chelengk di Horatio Nelson, un gioiello ornato da 300 diamanti

LONDRA – In un nuovo libro, “Il gioiello perduto di Nelson”, l’ossessione dell’ammiraglio per i diamanti, che probabilmente fu la causa della sua morte, ma non solo,  la maledizione che colpì anche i successivi proprietari, che scomparvero in circostanze tragiche, dopo essere entrati in possesso del Chelengk.

Il Daily Mail, pubblica uno stralcio del libro “Nelson’s Lost Jewel”  di Martyn Downer, in cui narra l’inquietante storia del Chelengk, la più alta decorazione militare dell’Impero Ottomano, conferita all’ammiraglio dal Sultano per la vittoria della battaglia del Nilo.

Di solito un chelengk non aveva gemme ma quello di Nelson era ornato da più di 300 diamanti, una massa scintillante grande come la mano di un bambino e con 13 dita: ognuna simboleggiava le navi francesi conquistate nel corso della battaglia e una stella di diamanti al cui centro c’era un meccanismo a orologeria.
Poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, il gioiello fu rubato dal National Maritime Museum a Greenwich da un ladro e da allora, si pensava fosse perduto per sempre, la sua bellezza poteva essere ammirata solo nei ritratti di Nelson e sulla  statua a Trafalgar Square.

Di recente, è stato ritrovato il disegno originale al College of Arms e i gioiellieri londinesi  Symbolic & Chase hanno finanziato la realizzazione della copia, ora esposta a Londra, al Portsmouth Historic Dockyard.
Realizzata con veri diamanti e un meccanismo a orologeria, è una riproduzione fedele di un oggetto che, tuttavia, sembra aver portato sfortuna a chi ne è entrato in possesso.

Secondo quanto sostiene Downer, il Chelengk fu accusato di essere responsabile della morte prematura di Nelson e, forse, se fosse stato in grado di prevedere la fine del sultano, prima di accettarlo ci avrebbe pensato due volte.
Nel 1808, Selim III rimase vittima di un colpo di stato ordito dal cugino che avrebbe mandato “due eunuchi neri e otto Mori fidati” armati di pugnali e una corda per strangolarlo, nell’harem del palazzo reale di Costantinopoli, ora Istanbul.

Le concubine di Selim si lanciarlo urlando tra lui e i suoi assassini, ma fu trascinato via, ucciso e mostrato quale avvertimento a chiunque avesse osato sfidare il nuovo sultano.
Ma tutto ciò era solo un futuro lontano quando, nel dicembre del 1798, quattro mesi dopo la sua vittoria ad Abukir, a Nelson fu consegnato il prezioso dono.

In quel momento era in Italia, al comando della flotta britannica accorsa in aiuto della famiglia reale e aveva una relazione con la moglie di Sir William Hamilton, ambasciatore britannico.
Emma Hamilton, figlia di un fabbro del Cheshire, ex modella di artisti e ballerina era famosa per la sua bellezza, anche se allora aveva 33 anni ed grassottella a causa del vino.
Una storia molto passionale, sembra che a letto Emma si esibisse in cose che, scrisse Nelson in una lettera d’amore, “nessuna donna, tranne te, ha mai fatto” e Fanny sua moglie da dieci anni, non aveva possibilità di uscirne vincente.

Ed Emma iniziò a indossare in pubblico la feluca di Nelson, su cui brillava la decorazione del sultano, a dispetto del decoro e dell’etichetta navale.
Nelson non era meno “innamorato” delle onorifenze, non perdeva occasione per mostrare il Chelengk e le altre medaglie ottenute per il successo ad Abukir e in altre campagne.

Non mancavano i commenti sul suo bizzarro aspetto mentre si muoveva sotto il peso delle onorificenze che indossava ovunque andasse, tanto che la moglie di un diplomatico sostenne di non aver “mai visto un uomo così vanaglorioso”.
Ma le cose iniziarono ad andare male, proprio dal momento in cui ricevette il Chelengk: anche se la battaglia del Nilo lo proclamò eroe nazionale, al ritorno in Inghilterra, nel novembre 1800, fu umiliato da re Giorgio III. In parte, perché commise l’errore di indossare a corte la feluca su cui splendeva l’onorificenza, dando più importanza dunque a quella dell’Order of the Bath, precedentemente assegnatagli dal sovrano e ora appuntata sul cappotto.
Mostrare le decorazioni straniere in questo modo non era saggio e l’ammiraglio era stato ancor meno ragionevole di Emma Hamilton quando indossava la feluca completa di Chelengk.

All’inizio del 19° sec., gli atteggiamenti sessuali sconvenienti non erano accettati, soprattutto dopo il comportamento imbarazzante del principe di Galles, il futuro Giorgio IV e della sua schiera di amanti.
Quando Nelson arrivò a corte, il re s’informò sulla sua salute e poi lo ignorò, si voltò e iniziò a parlare e scherzare con un ufficiale dell’esercito.

L’affronto reale fu pubblico e doloroso ma Nelson non pensò proprio a chiudere la relazione con Emma e quando la figlia illegittima Horatia nacque nel febbraio 1801, si era separato dalla moglie.
I pagamenti degli alimenti lo fecero indebitare, così come le spese che sosteneva per Emma. Quando le chiese di trovare una casa vicino Londra di circa 3.000 sterline, oggi 500.000, scelse nella zona di Merton Place, Surrey, un’abitazione con 50 ettari di terra che costava il triplo.

Chiese prestiti agli amici, un mutuo e prese in considerazione l’ipotesi di vendere il Chelengk per coprire il resto del costo ma  l’idea cadde nel dimenticatoio e l’onorificenza rimase in custodia da un gioielliere vicino a Covent Garden.
Nel settembre del 1805 visitò il negozio con John Lee, ex guardiamarina a bordo dell’HMS Swiftsure durante la battaglia del Nilo.
Lee ha poi descritto come dovessero farsi largo tra la folla e in molti schiacciarono il volto contro la vetrina mentre Nelson toccava il Chelengk in quella che era l’ultima volta.
Meno di un mese dopo, infatti, morì nella battaglia di Trafalgar indossando l’uniforme con le medaglie ricamate e una copia d’argento del Chelengk sulla feluca.

Tutti credevano, compresa la famiglia, che il tiratore scelto che l’uccise fu attrato dalla “brillantezza dell’uniforme”. Se la vanità abbia contribuito o meno alla morte di Nelson non è dato sapere ma non c’è dubbio che coloro che ereditarono il Chelengk non avrebbero difficoltà a definirsi sfortunati.
Il proprietario successivo fu il fratello William, un religioso che con la moglie Sarah aveva due figli, Orazio e Charlotte. Nel 1808, appena due anni dopo essere entrato in possesso del Chelengk, il figlio 19enne morì di tifo.
William desiderava un altro erede, ma nonostante il successivo matrimonio dopo la morte di Sarah nel 1828, sei anni dopo perse la vita investito da un carro a Salisbury, senza avere altri figli.

Un curiosità: dopo anni di controversie legali con la famiglia di Susanna, sorella di Nelson, Charlotte riuscì a entrare in possesso del Chelengk.
Ebbe l’onorificenza ma dopo la sua morte nel 1873, il figlio Alexander Hood, Visconte di Bridport, fu travolto dalla rovina finanziaria per aver affidato il denaro a un fondo di investimento fraudolento.
Nel 1895 fu costretto a vendere il Chelengk a un’asta, un momento  descritto dal figlio Alec come “il grande dolore della vita di mio padre”.

Fu acquistato da Constance Eyre Matcham, moglie del pronipote di Nelson George Eyre Matcham, banchiere, ma la depressione finanziaria degli anni Venti colpì l’Eyre Matchams e nel 1929 il Chelengk era di nuovo in vendita.
L’ereditiera Lady Sarita Barclay, vedova dell’esploratore africano Herbert Ward, l’acquistò e consegnò alla Nazione in memoria del marito.

Sette anni più tardi l’onorificenza, al nuovo National Maritime Museum, diventò una star e avrebbe potuto essere il posto definitivo in cui brillare ma George Chatman, criminale incallito, la rubò nell’estate 1951.
L’amministratore del museo del Duca di Edimburgo, all’autore del libro ha confessato che a distanza di 65 anni può ancora ricordare perfettamente lo shock del furto, è una delle ultime persone ancora viventi a ricordarne la scomparsa.

George Chatham, poco prima di morire povero e solo, nel 1994 ha confessato di averlo venduto a un ricettatore per “poche migliaia” di sterline.
Nessuno sa dove dove si trovi ora ma la sua storia non poteva finire: valutata 250.000 sterline, la riproduzione sarà venduta all’asta, a Londra, l’anno prossimo e i proventi finanzieranno la conservazione dell’HMS Victory.

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